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giovedì 8 luglio 2021

LA SCELTA - CRISTO O MAMMONA? LA CONDIVISIONE COME CHIAVE DELL'EVOLUZIONE (Parte 4/4)


Terminiamo questo trattato con la parabola dei quattro terreni.

Ci sono quattro terreni sui quali il seminatore semina, di cui tre non danno frutti.

Il primo non dava frutti perché era troppo duro. Vuol rappresentare le persone ambiziose che sono refrattarie all’insegnamento di Gesù.

Nel secondo terreno c’erano le pietre e il sole che è fattore di vita per le piante. In questo terreno la pianticella nasce ma si secca perché non ha messo radici; rappresenta gli incostanti, quelle persone che solo per un pò si appassionano per Gesù.


La più tragica è la terza categoria, perché il terreno qui è buono. Il seme una volta caduto nel terreno ha trovato le condizioni ambientali favorevoli: buona terra , umidità, comincia a spuntare e mette subito radici. Assieme alla pianta crescono però le erbacce e le spine. Queste crescono così tanto che iniziano a soffocare la pianta che non riesce più a portare frutto e muore.

Il terzo terreno rappresenta le persone in continua preoccupazione economica che vedono nell’accumulo dei beni la soluzione della loro situazione, ma una volta raggiunta la sicurezza nascono nuovi desideri , nuove ambizioni che li fanno tornare in condizioni di preoccupazione economica dove l’unica soluzione che intravedono per risolvere i loro problemi è appunto quella dell’aumento continuo dei loro beni.

E’ un circolo vizioso! Quante famiglie si trovano in condizioni economiche precarie perché devono pagare il mutuo della casa; quando finalmente hanno pagato la casa, credete che stanno bene? No perché ci vorrebbe la casetta al mare . e poi in montagna ... e più si possiede ... più si vorrà possedere ...

Una persona a cui manca sempre qualcosa per essere contenta , come si può preoccupare della felicità degli altri? E’ talmente presa dalla propria ricerca di benessere da non potersi mai occupare e preoccuparsi degli altri!

“Io farei tanto del bene ma adesso ho questo obiettivo da raggiungere e non posso, però quando lo avrò realizzato ci penserò io!”

Quando lo realizzerà, dopo un pò nasceranno nuove ambizioni!

Ecco perché Gesù dice che il criterio che fa crescere la persona è la generosità!

L’ultimo terreno, quello sgombro, rappresenta la persona che , libera da ogni vincolo , cresce e sviluppa frutto. La generosità conduce la persona a una pienezza infinita.

Quel che diamo agli altri ci viene prontamente restituito , ma con un’aggiunta di pienezza di vita , perché Dio regala vita a chi produce vita.

Ogni volta che trasformiamo la nostra vita in aumentato amore, servizio e interesse verso gli altri, permettiamo a Dio di darci ancora di più. Questa è la crescita dell’uomo, una crescita senza fine .

Dio dona lo Spirito senza misura; la misura la mettiamo sempre noi!

Lo Spirito è la capacità d’amore che Dio dà.

Quindi a chi produce amore sarà dato e viene dato in abbondanza tale che ci permette di produrre ancora più amore; invece a chi non produce amore, verrà tolto e sottratto anche quello che crede di avere.

L’Insegnamento di Gesù difficilmente potrà essere applicato singolarmente poiché chi cercherà di metterlo in pratica da solo, rischierà di venire eliminato, distrutto e schiacciato!

Gesù si rivolge a una comunità di individui. Quando proclama le beatitudini non dice “beato l’individuo...”, ma dice “beati quelli che....” : è una comunità quella che deve mettere in pratica questo insegnamento.

L’individuo che da solo prova ad andare contro corrente , perché di questo si tratta, viene divorato e distrutto dalla società! Quindi non è l’individuo ma la comunità che deve mettere in pratica questi insegnamenti.

L’individuo da solo non può cambiare la società, ma molti individui possono influire su questa società: ecco l’urgenza della Comunità Cristiana!

I Cristiani non sono degli individui isolati, dove ognuno vive il proprio rapporto con Dio.; Gesù è venuto a chiedere ad una comunità di mettere in pratica questo messaggio.

Solo una comunità può incidere in maniera forte nella società e soprattutto, se uno dei suoi membri viene a patire la persecuzione a causa di questo messaggio , trova alle sue spalle la ricchezza della comunità che può prendersi cura di lui.

Questo discorso non deve però servire da alibi per dire: non ci sono gli altri e allora non iniziamo! La comunità è comunque un’urgenza, perché in essa si gioca la felicità della nostra stessa esistenza!

A Gesù non interessa la nostra felicità nell’aldilà. Perché aspettare l’aldilà quando si può essere pienamente felici qui su questa terra?

L’Infelicità non fa parte del progetto di Dio. Il Progetto di Dio è la piena felicità

Nel Vangelo di Giovanni , Gesù afferma più volte: “Vi lascio la mia gioia e voglio che la mia gioia in voi sia addirittura traboccante”. La chiamata alla piena felicità è qui su questa terra.

Ma se una persona avvelena la propria esistenza , se si rende servo di Mammona, della ricchezza, non sarà mai una persona felice


Gesù afferma sempre: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” La persona prova gioia quando dà agli altri, quindi non c’è in ballo qualcosa da poco, ma la piena felicità della nostra esistenza e siamo tutti quanti chiamati ad essere felici.

La felicità si manifesta nel dare , ma abbiamo tutti una società che ha enorme interesse a convincere che la vera felicità consiste nell’avere : più abbiamo e più siamo felici è il motto della società.

L’accumulo di beni non rende felice ma chi percorre quella strada per raggiungere la felicità sentirà che li mancherà sempre qualcosa.

La felicità degli uomini consiste nel dare e nel donare e questo modo di vivere bisogna provarlo nella pratica per sperimentare la sua validità.

Il mondo crederà che Cristo è ritornato quando nessuno tra di noi sarà più nel bisogno.

Nel padrenostro si chiede il pane al cielo: Dacci oggi il nostro pane quotidiano Cosa significa? è forse Dio che ci da il pane?

Nelle zone disagiate della Terra ci sono cristiani che chiedono “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e muoiono regolarmente stecchiti di fame.

Non è compito di Dio dare il pane quotidiano , ce n’è già in abbondanza; si tratta solo per noi che lo abbiamo, di condividerlo con chi non ne ha.

Non bisogna aspettarsi nuove moltiplicazioni di pani , basta condividere generosamente quello che c’è , e ce n’è in abbondanza per tutti !

Alcuni studi hanno rilevato che quello che si spende nella nostra società occidentale in prodotti per dimagrire , basterebbe per sfamare tutti quelli che muoiono di fame ! Abbiamo un profondo divario tra i vari continenti.

Che Dio è provvidenza verrà reso credibile quando noi ci faremo carico del bene degli altri.

Se una persona ha fame, se una persona ha freddo, non gli dire và in pace e spera nel Signore, ma dagli un vestito e riscaldalo. Solo così capirà che esiste veramente un Signore !

Che Gesù è vivo e che noi siamo i discepoli di un Gesù risorto si vede soltanto quando ci si prende cura del benessere degli altri! Siamo ancora distanti dal vivere questa testimonianza!

Una cosa paradossale ma purtroppo vera è questa : la generosità si sperimenta nei momenti del bisogno.

Non che si debba augurare una catastrofe, ma quando c’è un’emergenza , nella gente scatta la molla della generosità; sono pronti ad aiutarsi gli uni con gli altri ; quando invece c’è un esplosione di benessere , subentra subito l’egoismo .

Come nel dolore si è capaci di condividere concretamente la pena dell’altro, nel benessere invece non si è capaci di condivisone , ma si è gelosi di quello che si ha e lo si tiene per sè.

Quindi la prossima volta che accade una catastrofe, - purtroppo non riusciamo ancora ad evolvere nella gioia - imparate a vederla con occhi diversi e come una nostra richiesta per aiutarci a mettere da parte il nostro egoismo

I Poveri non devono essere oggetto dell’attività caritativa della comunità cristiana, i poveri devono essere componenti della comunità cristiana e qui c’è una grande differenza.

L’elemosina è immorale agli occhi di Gesù; questo perché sottintende il rapporto tra una persona che ha e una persona che non ha.

Gesù non ci chiede di praticare l’elemosina , ma di condividere con gli altri, abbassando il proprio livello per permettere a chi non ha di innalzarlo.

Quindi i poveri non sono oggetto dell’azione caritativa da parte della comunità , ma sono elementi della stessa. Non esiste la comunità cristiana che si occupa dei poveri , ma i poveri stessi sono componenti della comunità cristiana.

Non l’elemosina , ma la condivisione dei beni.

Anche il Padrenostro che oggi si crede essere solo una preghiera, in verità è un impegno di vita di quanti hanno scelto le beatitudini.

All’inizio il Padrenostro non veniva insegnato a tutti , ma era una preghiera segreta che veniva comunicata in segreto a coloro che si preparavano al battesimo e soltanto dal momento che uscivano dalla vasca battezzati , diventavano adulti e potevano recitare il Padrenostro

Queste persone che si erano pubblicamente battezzate, si impegnavano pubblicamente a vivere il messaggio di Gesù e questo messaggio è riassunto e riformulato nelle beatitudini.

Il Padrenostro è la formula di impegno di coloro che vivono le beatitudini.

Noi lo abbiamo trasformato in una pia preghiera, non importa se viviamo o meno le beatitudini, spesso nemmeno le conosciamo.

Le otto beatitudini si riassumono nella prima: beati quelli che liberamente e volontariamente , per amore, scelgono di diventare poveri.

Come ha insegnato Gesù che loda il servo disonesto: “fatevi amici con i vostri beni; i beni che avete, usateli per far star bene gli altri in modo che un giorno gli altri potranno far star bene voi.

Quindi il Padrenostro è la formula nella quale si accetta di vivere le beatitudini, si accetta di sentirsi responsabili della felicità degli altri e soltanto chi pratica le beatitudini ne scoprirà il significato.

"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli"

Diventare poveri non significa andare ad aggiungersi ai miseri, ma accettare di condividere i propri beni.

La povertà non è tanto un privarsi di qualcosa , ma un sentire che non se ne ha più bisogno. Questa è una strada nuova della vita e apre una dimensione di libertà che prima non c’era.

Dio ci vuole felici qui , in questa terra, e man mano che una persona diventa meno dipendente dalle cose , scopre che non ha bisogno di tutte quelle cose e può crescere in libertà , come se si aprissero finestre più grandi.

In questo senso il regno dei Cieli è dei poveri , il Regno di Dio è già qui , ma lo si può sperimentare nella misura in cui si è liberi di poterlo sperimentare.

E' difficile arrivare a questa consapevolezza perchè dalla mattina alla sera siamo bombardati da una società che tende a mostrare come segni di felicità cose che quando si ottengono , non sono poi così necessarie alla nostra felicità.

Allora quale è la povertà che ci chiede Gesu'?
Quella che ci permette una condivisione solidale con gli altri. Non povero perchè così il Signore mi ama.

Non ci dobbiamo spogliare, ma dobbiamo vestire gli altri

Per sperimentare la bellezza e la pienezza dell’insegnamento di Gesù , non bisogna delegarlo ad organismi o governi, ma bisogna cominciare dalla base , dal piccolo, dal noi.

Quindi non grandi progetti , come quello di eliminare il debito dei paesi del Terzo Mondo , ma piccole mete quotidiane. Ad esempio come eliminare il debito di una persona che lo ha contratto con me , in modo che io non sia il creditore e lui il debitore, o iniziare noi stessi a mettere i nostri beni in condivisione con altri che sono pronti a seguire il vero insegnamento cristiano.

Questo messaggio di Gesù può essere visto come un attentato alla felicità , soprattutto verso coloro che vivono in un contesto di benessere diffuso.

C’è il rischio che , annunciando questo messaggio, succeda come ai Farisei che erano amici del denaro e si beffavano di lui.

Termino con l’augurio che si possa sperimentare , e una volta sperimentato non si troni più indietro, che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

FINE


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