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giovedì 12 dicembre 2013

IL COMPITO DELL'ANIMA


La cosa più difficile è ascoltare la propria anima.
L'anima ha ben chiaro come  il suo scopo sia quello di evolversi. E' questo il suo solo, e unico  proposito.
Non si preoccupa dei conseguimenti del corpo o dello sviluppo della mente; tali cose sono prive di significato per l'anima  e tutte le ansie e le frustrazioni derivano dal non dare retta all'anima.

Quanto l'anima persegue è la più elevata sensazione d'amore che si possa immaginare.
E' questo il desiderio dell'anima, è questo il suo scopo. L'anima va in cerca delle sensazioni , non della conoscenza poichè possiede già la conoscenza. L'anima vuole sentire se stessa, e perciò conoscere se stessa nelle proprie esperienze.

La più elevata sensazione è l'esperienza dell'unità con Tutto Quello Che Esiste. Questo è il grande ritorno a casa, alla Verità al quale anela l'anima. Questa è la sensazione del puro amore.

Il puro amore è per la sensazione quello che il bianco è per il colore. Molti pensano che il bianco sia la negazione dei colori. Non è vero. E' l'insieme di ogni colore. Il bianco è tutti i colori che esistono, combinati insieme.
Così è anche l'amore, non l'assenza di ogni sentimento (odio,rabbia,brama,gelosia,desiderio) ma la somma di ogni sentimento. Ne è l'insieme, l'intero ammontare, il tutto.
Quindi l'anima per sperimentare l'amore perfetto, deve sperimentare ogni sentimento umano.

Come posso avere compassione per quello che non capisco?
Come posso perdonare in un altro quello che non ho mai sperimentato in me stesso?

Così' ci rendiamo conto sia della semplicità sia dell'importanza del viaggio dell'anima.

Lo scopo dell'anima umana è sperimentare tutto in modo da poter essere tutto.

Come potrebbe essere calda se non conosce il freddo? buona se nega il male?

Perchè l'anima sperimenti la propria magnificenza deve sapere cosa sia la magnificenza e non può fare ciò se esiste soltanto la magnificenza. Ed in tal modo l'anima si rende conto che la magnificenza esiste solamente nel luogo di quello che magnifico non è.

L'anima perciò non condanna mai quello che non è magnifico, ma lo benedice scorgendo in esso una parte di se stessa che deve esistere perchè un'altra parte di se stessa si manifesti.

Il compito dell'anima è quello di indurci a scegliere la magnificenza e a selezionare il meglio di Chi Siamo, senza condannare quello che non viene scelto.

Si tratta di un compito grandioso, che impegna numerose vite, poichè siamo soliti precipitarci a giudicare, a definire una cosa "sbagliata" o "cattiva" o "insufficiente", invece di benedire quanto non scegliete.

Fate anche peggio che condannare, in effetti cercate di arrecare danno a quello che non scegliete. Cercate di distruggerlo. Se esiste una persona , un luogo o una cosa con cui non vi trovate d'accordo, li aggredite.
Se c'è un  pensiero in contrasto con il vostro lo ridicolizzate. Se c'è una idea diversa dalla vostra , la respingete.
In questo sbagliate perchè create solo una metà dell'universo

Impariamo ad amare quanto è sbagliato per poter conoscere il giusto.
L'unico modo per esorcizzare il diavolo è abbracciarlo

Guarire è un processo che richiede di accettare tutto , poi optare per il meglio.




Dio è puro amore e per tal motivo il compito dell'anima è cercare di essere Dio

Non è blasfemo voler essere Dio?

E' interessante notare che non troviamo niente di blasfemo nel cercare di essere come il diavolo ma cercare di essere come Dio ci scandalizza...

Chi sta cercando di essere come il Diavolo?

Noi!! Noi tutti!!!

Abbiamo creato religioni che ci dicono che siamo nati nel peccato, che alla nascita siamo già peccatori allo scopo di convincerci della nostra malvagità.

Eppure  se  ti dico che siamo nati da Dio, che alla nascita siamo puri Dei e Dee , puro amore... solete respingermi

Trascorriamo tutta la vita a persuaderci che siamo malvagi e che anche le cose che noi desideriamo sono cattive.

Il sesso è male, i soldi sono male, la gioia è male, il potere è male, il possedere molto, molto di qualunque cosa è male. Ben presto saremo d'accordo come già in alcuni paesi succede che sorridere è male, ridere è male, amare è male.

No , no amici Miei, possiamo avere idee non molto chiare su molte cose , ma su una cosa non abbiamo dubbi: che siamo malvagi.

Avendo acquisito questo giudizio su noi stessi  abbiamo deciso che il nostro compito fosse quello di migliorarci.

Va benissimo voler migliorare ma c'è un sentiero più breve, una strada più rapida.

L'accettare Chi e Che cosa Siamo, senza indugi e il dimostrarlo: questo è stato quanto ha fatto Gesù ed il percorso di ogni maestro apparso sul pianeta.

Il messaggio di Gesù è sempre stato " Quello che io sono tu lo sei, quello che Io posso fare, lo puoi fare anche tu. Queste cose e ancora di più anche tu le potrai fare."

 Eppure non lo abbiamo mai veramente   ascoltato

Abbiamo  scelto invece il sentiero di gran lunga più difficile di chi pensa di essere il diavolo, di chi immagina di essere il diavolo

Siamo convinti che sia difficile percorrere il sentiero di Cristo, seguire gli insegnamenti del Buddha, essere un Maestro, ma in verità è molto più difficile negare chi siamo invece di accettarlo.

Siamo bontà e misericordia, compassione e comprensione. Siamo pace e gioia e luce. Siamo perdono e pazienza , forza e coraggio, un aiuto nei momenti di bisogno, un conforto nei momenti di dolore, un guaritore quando ci sono ferite e un maestro nei periodi di confusione.

Siamo la saggezza più profonda e la più alta verità , la pace più grande e il più grande amore.

Siamo queste cose ed in alcuni momenti della nostra vita ci siamo riconosciute in queste cose

Compito dell'anima è farci scegliere adesso di identificarci per sempre in queste cose


 Testo tratto da "Conversazioni con Dio"

sabato 7 dicembre 2013

Dalla paura all'amore di Dio


SIAMO FATTI AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO

Se sapeste chi siete, cioè l’essere più meraviglioso mai creato da Dio, non avreste più timore.

Chi potrebbe respingere una così stupenda creatura?
Ma non sapete chi siete, e vi considerate molto più scadenti.

E da dove vi viene la convinzione di essere fino a tal punto meno meravigliosi di quello che siete?

Dalle uniche persone in cui credete più che in ogni altro. Da vostra madre e da vostro padre.

Sono loro ad amarvi e ad avervi amato più di tutti. Perché dovrebbero mentirvi? Eppure non vi hanno forse detto che siete troppo di questo e non abbastanza di quello? Non vi hanno rimproverato in qualche momento della vostra più grande esuberanza? E non vi hanno incoraggiato a mettere da parte qualcuna delle vostre più sfrenate fantasie?

Tali sono i messaggi che avete ricevuto. Sono stati i vostri genitori a insegnarvi come l’amore soggiaccia a delle condizioni e questa è l’esperienza che portate nei vostri rapporti affettivi.

Da questa esperienza tiriamo le conclusioni sul conto di Dio. Dall’interno di questa struttura esprimete la vostra verità. “Dio è un Dio d’amore” sostenete, “ma se infrangete i suoi comandamenti , egli vi punirà bandendovi in eterno e con un’imperitura dannazione”

Non avete sperimentato il bando impostovi dai vostri stessi genitori? Non conoscete la sofferenza della loro condanna? Come potreste allora  immaginare  che le cose possano essere diverse nei confronti di Dio?
Avete dimenticato ciò che significa essere amati senza condizioni. Non ricordate l’esperienza dell’amore di Dio. E’ così cercate di immaginare a che cosa potrebbe essere simile quell’amore , basandovi su quello che vedete dell’amore nel Mondo

Avete proiettato il ruolo di “genitore”  su Dio , e siete arrivati quindi a concepire un Dio giudicante che premia o punisce , basandovi su come egli apprezzi la conclusione a cui siete arrivati.

Ma si tratta di un modo di vedere semplicistico circa Dio, fondato sulla vostra esperienza personale. Ciò non ha niente a che fare con quello che è Dio.

Avendo in tal modo creato un sistema di pensiero a proposito di Dio,  basato sull’esperienza umana invece che sulle verità spirituali, date origine a un’intera realtà intorno all’amore ; una realtà fondata sulla paura, radicata sul concetto di un Dio terribile , vendicativo.

Il suo pensiero promotore è sbagliato , ma negare tale pensiero vorrebbe dire distruggere nella sua totalità la vostra teologia.

E sebbene quella che verrebbe a sostituirla costituirebbe una vera salvezza per voi, non la potete accettare , perché l’idea di un Dio di cui non si dovrebbe avere timore ,che non giudica e non ha motivo di punire, è addirittura troppo meravigliosa per essere abbracciata .

Questa realtà di un amore fondato sulla paura domina le vostre esperienze affettive ; e in effetti le crea. Perché non soltanto vedete voi stessi ricevere un amore soggetto a condizioni , ma vi vedete offrirlo nello stesso modo.

E anche mentre vi negate e vi ritraete e ponete le vostre condizioni , una parte di voi si rende conto di come questo non sia quanto l’amore è veramente.  Inoltre vi sembra che non potete cambiare il modo in cui lo dispensate. Avete imparato la durezza , vi dite, e che siete dannati se avete intenzione di rendervi di nuovo vulnerabili. Eppure la verità è che sarete dannati qualora non lo facciate.

Grazie alle vostre stesse opinioni sbagliate circa l’amore , vi dannate non sperimentandolo in maniera pura. Inoltre dannate voi stessi evitando di conoscere Dio per quello che è in realtà. Fin quando non finirete per farlo. Perché non sarete in grado di rinnegarlo per sempre e arriverà il momento della vostra riconciliazione.


Condividete affinchè l'immagine di Dio sia pulita da tutte le false convinzioni

Testo trato da "Conversazioni con Dio" di Neale Donald Walsh

mercoledì 30 ottobre 2013

IL PARADISO ADESSO


Spesso, percorrendo le strade affollate della mia città, avverto una sottile morsa al cuore: guardo i volti tesi delle tante persone in corsa e vedo sguardi per lo più tristi, spenti.
La stessa dolorosa sensazione purtroppo mi accompagna a volte anche quando entro in chiesa per immergermi nella contemplazione del grande mistero della celebrazione eucaristica e ritrovo le stesse espressioni accigliate, non respiro la Gioia di cuori in Festa che cantano un rendimento di grazie al Signore. Allora mi domando: ma dove sono i cristiani? Eppure le statistiche dicono che nel nostro paese la maggioranza delle persone sono ancora cristiane! Ma se siamo cristiani non dovremmo essere stati raggiunti dalla meravigliosa notizia che Cristo è venuto a portarci, la Buona Novella?! Non dovremmo essere i discepoli di Cristo Risorto?! Non dovremmo essere i cantori della Gioia della Resurrezione?!
L’Emanuele, il Dio con noi, è venuto ad abitare in mezzo a noi per insegnarci a vivere la vita del Cielo già su questa terra, per donarci la sua pace, quella pace che il mondo non ci può togliere, per farci dono della pienezza della sua gioia… eppure quanti cristiani sono i primi ad essere tristi, depressi, invece di percorrere i ‘deserti’ del mondo colorandoli di Cielo, testimoniando la grande notizia che Dio è Amore e ci ama immensamente!
Forse troppi cristiani continuano a credere che la gioia del paradiso sia un meraviglioso futuro che ci attende come lontanissima possibilità, solo dopo la morte e una vita di sofferenze più o meno intense in questa ‘valle di lacrime’. Forse si è convinti che le promesse che Gesù fa nel vangelo, di pace, di gioia, di beatitudine, siano riservate solo a chi avrà la fortuna di entrare nel Regno dei Cieli dopo che questa vita terrena sarà terminata. Eppure il primo annuncio che Gesù ha fatto all’inizio della sua vita pubblica è proprio: Il regno dei Cieli è vicino (Mt. 3,2)il Regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc. 17,21).
Certo su questa terra non è possibile vivere quella totale e perfetta immersione nell’amore di Dio che sarà il Paradiso, ma se Gesù ci rivela che il Regno dei Cieli è vicino ed è in mezzo a noi vuol dire che già qui, su questa terra, ne possiamo sperimentare un anticipo. Non solo possiamo ma, oserei dire, dobbiamo!… se diciamo di essere cristiani. Dobbiamo perché il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi proprio perché la sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena.
Sono parole di Gesù: “
Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel Suo Amore. VI DICO QUESTE COSE PERCHE’ LA MIA GIOIA SIA IN VOI E LA VOSTRA GIOIA SIA PIENA. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv. 15,9 ss.)”.
Il Verbo della Vita non è venuto ad abitare in mezzo a noi semplicemente per portarci un po’ di consolazione in questa valle di lacrime, ma è venuto per donarci LA SUA GIOIA: perché la sua Gioia sia in noi e la nostra Gioia sia piena. Cristo ci ha rivelato il segreto della Gioia: “Amatevi come io vi ho amato” e grazie al suo Amore incommensurabile noi possiamo vivere un pezzetto di Paradiso già su questa terra. Non possiamo ma dobbiamo perché la pienezza di Gioia che Cristo è venuto a portarciè stata pagata a caro prezzo: è costata il sangue di Dio!!! Allora non possiamo non fare tutta la nostra parte per accogliere e custodire questo Dono immenso.
Tutti cercano la gioia, ma purtroppo le tante seduzioni del mondo ci portano a cercarla nei posti sbagliati e per qualche istante di ebbrezza si è troppo spesso disposti a prostituirsi, a svendere l’anima oltre che il corpo. Abbagliati dai miraggi del successo, del potere, del denaro, dello ‘sballo’, del sesso usa e getta … si cade in una subdola trappola: la felicità diventa il dio da ‘adorare’ e ci si dimentica che solo Dio è la felicità, solo adorando Lui, osservando i suoi comandamenti d’Amore possiamo vivere la piena felicità. Ma la via che Gesù Cristo ci propone non è la spaziosa, confortevole, autostrada in discesa del ‘fai ciò che vuoi ’ che ci propone il mondo. Gesù, che è la Via la Verità la Vita, ci mostra una strada stretta, esigente, in salita, ci invita a seguirlo nella scalata impegnativa delle Alte Vette del ‘Monte dell’Amore’ per poter raggiungere il Regno della Gioia.
E’ un Amore che passa per la croce e sa dare la vita ogni giorno per i propri amici, quello che Gesù è venuto a insegnarci.
Il mondo sta morendo per mancanza di amore, il mondo sta morendo per mancanza di Gioia; uniamo le nostre forze, i nostri cuori per vivere con radicalità la potente rivoluzione del Vangelo. Viviamo perché la sua Gioia sia in noi e la nostra Gioia sia piena!! Testimoniamo al mondo con la nostra vita che Cristo è Risorto, la morte è stata sconfitta, l’Amore si è inabissato negli inferi e noi siamo Risorti con Cristo!
Il Paradiso non può attendere: cerchiamo le cose di lassù, contempliamo le meraviglie dell’ Amore e facciamo tutta la nostra parte perché la Luce del Cielo possa colorare la notte di questa nostra umanità!!!
Articolo di Chiara Almirante

giovedì 10 ottobre 2013

LIBERTA' E GELOSIA



Quando due che si amano sono completi nel loro intimo, non pensano che l'amore per altri possa incidere, diminuire o minacciare l'amore che li unisce l'un l'altro. Sono liberi dalla paura e dall'insicurezza che danno luogo al possesso o alla gelosia esagerata.

Colui/ colei che tenta di assorbire o monopolizzare un'altra/un altro non ama troppo,  ma ama troppo poco o egoisticamente. La controparte può sentirsi emotivamente soffocata e sordamente ribelle per essere così "amorevolmente" plagiata. Una creatura amata deve essere libera nella sua individualità; altrimenti il rapporto può risultarne di insofferenza.

L'amore dato non liberamente non è affatto amore. Se  si ama perchè si ha paura di non poter sopravvivere emotivamente senza l'essere amato, o solo perchè si è amati dalla controparte, allora non è amore dato liberamente. I mutui ricatti tipo : "farò quello che vuoi se tu fai quello che voglio io" sono al massimo una forma di reciproco soddisfacimento, ma non amore nella sua essenza più alta.

E' ironia che quanto più possessivi si è, e tanto più amore si esiga, tanto meno se ne riceva, là dove quanta più indipendenza si concede , quanto di meno si esige, tanto più si è amati. Un vero rapporto d'amore non può mai cementarsi imponendo doveri e divieti. L'adesivo dell'amore cementa , ma dev'essere libero.

Anzichè tentare e ottenere che la controparte si conformi all'immagine che hai di una creatura innamorata, cerca di conoscerla per quella che è. Quanto più riesci a tramutare le esigenze in preferenze, tanto più diventi felice in modo autogratificante, e tanto più libero e appagante sarà il tuo rapporto d'amore.

Nessuno può venire incontro a  tutte le tue esigenze interpersonali. Non essere geloso se a chi ami piacciono anche altre persone. Se il tuo rapporto è forte, non devi temere o essere geloso; se è debole , meglio dedicare le tue energie a renderlo più solido.
Roma non è caduta per le invasioni barbariche , ma perchè era di per se stessa debole.

Un vero rapporto d'amore diventa spontaneamente etico. Così come un fiume deve scorrere entro argini, i confini sessuali sono importanti per la crescita di un rapporto d'amore. Questi confini sono migliori se tracciati spontaneamente , e allora l'amore vi può sgorgare più liberamente

Articolo tratto dal libro " Come trovare l'amore ed essere felici" di Harold Bloomfield




domenica 4 agosto 2013

DIO TI AMA


Dio ti ama

Dio ti ama così come sei  e con tutti i tuoi limiti 

Dio ti accetta anche quando sbagli e ti accoglie sempre

Dio è amorevole e perdona, oltre ad essere sempre con te

Sei  guidato e protetto da Dio, parte importante di un piano divino

Sei  degno dell’amore di Dio e meriti la beatitudine eterna

Non devi  essere perfetto  per piacere a Dio né devi  soffrire per espiare i tuoi  peccati; gli errori fanno parte dell’apprendimento e sono sacri anch’essi.

Credi di dover lottare contro il male, ma in realtà non c’è nulla contro cui lottare ma tanto ancora da amare

L’amore purifica ,  la gioia e non la sofferenza  ti avvicina a Dio

Dio non giudica  né punisce ma ti accoglie sempre e vede te come un essere perfetto e di pura luce

Sei benedetto, sei un figlio di Dio  e l’energia divina è in te

Non avere paura di chiedere troppo a Dio né di disturbarlo per cose di poco conto; Dio è sempre con te sia nelle piccole che nelle grandi cose

E’ bene che cominci a cercare un rapporto diretto con Dio , senza intermediari e per ogni passo che farai  verso di lui , lui ne farà tre verso di te .


Dio ti ama incondizionatamente, così come sei  e desidera che tu inizi ad amarti come lui ti ama



martedì 2 luglio 2013

TROVA LA LUCE E IL BUIO SCOMPARIRA'


Il buio generato dal sentirsi soli può essere contrastato direttamente. E' essenziale per ogni essere umano comprendere che esistono alcune cose fondamentali che non si possono cambiare. Questa è una: il buio, il sentirsi soli, oppure la paura dell'isolamento non si possono contrastare direttamente. Il motivo è che tutti questi fenomeni non esistono, sono semplicemente l'assenza di qualcosa, proprio come il buio è solo assenza di luce.

Puoi continuare a combattere contro l'oscurità per tutta la vita, senza successo, laddove la semplice fiammella di una candela è sufficiente a disperderla. Devi lavorare in funzione della luce, perché essa è positiva, esistenziale, ha un'esistenza autonoma. E con la comparsa della luce tutto ciò che era la sua assenza scompare automaticamente. Sentirsi soli è simile all'oscurità.
Tu non conosci la tua vera solitudine, non hai esperienza della bellezza dell'essere solo, della sua forza straordinaria, del suo potere. Nei dizionari isolamento e solitudine sono sinonimi, ma l'esistenza non dà retta ai vostri dizionari, e nessuno finora ha tentato di creare un dizionario esistenziale che non sia in contraddizione con l'esistenza.
L'isolamento è un'assenza, perché non conosci la tua solitudine: hai paura, ti senti solo, per cui ti aggrappi a qualcosa, a qualcuno, a una relazione, solo per tenerti stretta l'illusione di non essere solo; ma in fondo sai di esserlo, e ciò ti causa profonda sofferenza. Da un lato ti aggrappi a qualcosa che non esiste, che è solo una soluzione temporanea: una relazione, un'amicizia; e mentre sei in relazione ti crei una fragile illusione per dimenticare il tuo senso di isolamento.
Ma qui sta il problema: sebbene tu riesca a dimenticare la tua solitudine per un momento, già l'attimo dopo d'un tratto ti rendi conto che la relazione o l'amicizia non è nulla di duraturo. Ieri non conoscevi quest'uomo o questa donna, eravate due estranei; oggi siete amici, chissà cosa sarete domani. Domani potreste essere di nuovo estranei, e questo ti causa dolore.
L'illusione ti dona un sollievo momentaneo, ma non può creare una realtà capace di far svanire le tue paure. Argina la paura, per questo a livello superficiale ti senti bene... o perlomeno cerchi di sentirti bene, fingi con te stesso di stare bene: la relazione è fantastica, il partner è meraviglioso. Ma dietro l'illusione - e l'illusione è talmente sottile che ci puoi vedere attraverso - nel tuo cuore c'è un profondo dolore, perché il cuore sa benissimo che domani le cose potrebbero non essere le stesse... e non lo sono.
Tutte le tue esperienze ti dimostrano che le cose continuano a mutare. Nulla rimane stabile, non puoi aggrapparti a nulla in un mondo che muta. Volevi che la tua amicizia diventasse qualcosa di permanente, ma il tuo desiderio contrasta con la legge del mutamento, e tale legge non fa mai eccezioni: continua a fare quello che deve fare. Cambierà, tutto cambierà. Forse un giorno, alla lunga, comprenderai che è stato un bene che l'esistenza non ti abbia dato ascolto, che non si sia preoccupata di te e abbia fatto quello che voleva fare, qualunque cosa fosse, senza obbedire ai tuoi desideri.
Tale comprensione potrebbe richiederti un po' di tempo. Vorresti che l'amico di oggi rimanesse per sempre tuo amico, ma domani si trasformerà in un nemico, o si limiterà a dirti: "Me ne vado!", e non starà più con te; e qualcun altro,un essere di gran lunga superiore, andrà a riempire il posto vacante.
Allora all'improvviso comprendi che è stato un bene che l'altro se ne sia andato, altrimenti saresti ancora invischiato con lui. Eppure la lezione non è mai sufficiente a farti smettere di pretendere la continuità.
Ancora una volta ripeterai lo schema con questa nuova persona: adesso è lei che non deve cambiare. Non hai dunque appreso veramente la lezione che il mutamento è la sostanza di cui è fatta la vita: sarebbe utile che lo comprendessi e lo seguissi. Non crearti illusioni, non ti serviranno a nulla. Purtroppo tutti si creano illusioni di vario tipo.
(...)


Sto cercando di dire questo: ogni sforzo fatto in passato per sottrarsi alla solitudine è fallito, e continuerà a fallire, perché va contro le leggi fondamentali della vita. Ciò di cui hai bisogno non è qualcosa in cui dimenticare la tua solitudine, ciò di cui hai bisogno è la consapevolezza della tua solitudine, che è la realtà. Rendersene conto, farne l'esperienza, è bellissimo, perché rappresenta la tua libertà dalla massa, dagli altri. E' la libertà dalla paura di sentirsi soli.
E' sufficiente la parola "solitario" per ricordarti immediatamente che c'è una ferita, che hai bisogno di qualcosa per guarirla. C'è un vuoto che fa male, e occorre mettere qualcosa in quel vuoto. La parola "solitudine" non ha la medesima connotazione di ferita, di vuoto da riempire: solitudine significa semplicemente completezza. Sei compiuto, integro: non hai bisogno di un altro che ti completi.
Cerca dunque di trovare il tuo intimo centro interiore, dove sei sempre solo, e sei sempre stato solo. Nella vita, nella morte, dovunque tu sia sarai solo. La solitudine però è pienezza: non è vuota, è talmente piena e completa e traboccante del nettare della vita, delle sue bellezze e delle benedizioni dell'esistenza che dopo averla assaggiata il dolore nel cuore svanità, e al suo posto ci sarà una nuova armonia fatta di dolcezza straordinaria, e di pace, gioia e beatitudine.
Questo non vuol dire che una persona centrata nella propria solitudine, completa in se stessa, non possa avere amici. In realtà, solo quella persona può avere amici, perché per lei l'amicizia non è più un bisogno, ma solo una condivisione; hai talmente tanto che puoi condividerlo.
Nella condivisione non esiste più l'attaccamento; fluisci con l'esistenza, fluisci con il mutare della vita, perché non conta con chi condividi. Potrà essere la stessa persona anche domani - la stessa per tutta la vita - oppure potranno essere persone diverse. Non è un contratto, non è un matrimonio; è solo che ti senti talmente ricco che vuoi donare; quindi doni a chiunque si trovi accanto a te, e dare è una gioia incredibile.
Mendicare è così triste. Anche se ricevi qualcosa mendicando,rimarrai comunque infelice. Fa male, ferisce il tuo orgoglio, ferisce la tua integrità. Condividere invece ti rende più centrato, più integro, più orgoglioso; ma non in maniera egoistica, orgoglioso del semplice fatto che l'esistenza si sia mostrata tanto generosa con te. Non è Ego, è un fenomeno completamente diverso, un riconoscimento che l'esistenza ti ha concesso qualcosa che milioni di persone stanno inseguendo, ma attraverso la porta sbagliata. A te è capitato di essere davanti alla port giusta.
Sei orgoglioso della tua beatitudine e di tutto quello che l'esistenza ti ha donato. La paura scompare,il buio scompare, il dolore scompare, il desiderio dell'altro scompare. Puoi amare una persona, e se lei o lui ama un altro non ci sarà alcuna gelosia, perché il tuo amore è scaturito da una gioia straripante. Non era attaccamento, non tenevi l'altro rinchiuso in prigione, non ti angosciava l'idea che il tuo amato ti sfuggisse dalle mani, che iniziasse una relazione con qualcun altro. Quando condividi la tua gioia, non crei prigioni per nessuno: dai, semplicemente, non ti aspetti neppure un grazie o un riconoscimento, perché non dai per ottenere qualcosa, neppure gratitudine. Dai perché sei talmente pieno che lo devi fare.
Quindi non ti dirò di fare qualcosa per lenire il tuo senso di isolamento. Và alla ricerca della tua solitudine. Dimentica l'isolamento, dimentica il buio, dimentica il dolore; non sono che l'assenza della vera solitudine, e l'esperienza di tale solitudine li dissolverà all'istante. Il metodo è sempre lo stesso: osserva la tua mente, diventa semplicemente consapevole; diventa sempre più consapevole, finché non sarai consapevole che di te stesso. Quello è il punto in cui realizzi la tua solitudine.
Di fronte a quello che consideri un problema, di qualsiasi cosa si tratti, cerca sempre di scoprire se è una cosa negativa o positiva. Se è negativa, allora non combatterla, non preoccupartene per nulla: limitati a crecarne la controparte positiva e arriverai alla porta giusta. La maggior parte delle persone nel mondo intero non si realizza perché si mette a combattere direttamente con la porta negativa: lì non ci sono porte, c'è solo oscurità, c'è solo assenza. E più combatti,più incontri il fallimento; diventi sempre più depresso,più pessimista, e alla fine concludi che la vita non ha senso, che è solo una tortura. L'errore consiste nell'aver imboccato la porta sbagliata. Pertanto, prima di affrontare un problema, osservalo: è l'assenza di qualcosa? E la verità è che tutti i problemi sono l'assenza di qualcosa. Una volta che scopri qual'è la controparte positiva dell'assenza, ricercala. Nel momento in cui la trovi, avrai trovato la luce e il buio sarà scomparso.

Da : "Innamorarsi dell'Amore" di Osho


giovedì 14 febbraio 2013

IL MITO DI PROMETEO E LA CADUTA DI LUCIFERO


Il mito di Prometeo mi ha sempre affascinato e, nello stesso tempo, sollevato una serie di riflessioni e dubbi, tant’è che vi scorgo più spesso delle coincidenze, o similitudini, o quant’altro, tra questo mito e la caduta dell’angelo Lucifero. Prometeo è un titano, una di quelle forze della natura che Zeus ha domato e ordinato ma è, anche, la natura stessa dove si aggira un genere umano regolato più da un istinto primordiale, animale, che dall’intelletto. 

Lucifero è stato descritto come l’angelo ribelle, colui che per orgoglio, secondo la tradizione biblica e cristiana, si avvicina alla luce di Dio, volendo essere simile a lui, e per questo, condannato all’oscurità eterna. La ribellione contro Dio, è letta come “male”, quindi Lucifero, nel corso dei millenni, ha assunto la figura, l’immagine, antropomorfizzata, del male. 

Molto spesso, quello che definiamo “mito”, rappresenta un’intima proiezione atta a definire uno stato di cose, natura o altro, non altrimenti decifrabile con gli strumenti tecnici-scientifici a nostra disposizione e dove anche la speculazione filosofico-metafisica, inciampa e resta muta, oppure, hegelianamente, lascia una porta aperta. Sempre troppo spesso, nei nostri giudizi, valutazioni o altro, siamo condizionati dal retroterra culturale-religioso che ci portiamo addosso e che anche una in parte, sofferta e convinta dichiarazione di laicità si arena di fronte a quel “mito” che da millenni, imperversa, sia esso trasposto in tragedie, drammi o altro. 

Probabilmente è stata la curiosità del significato dei nomi e, nello stesso tempo, la direzione degli sforzi dei suoi supposti protagonisti, Prometeo e Lucifero, a dare impulso ad una riflessione che deve, o dovrebbe, essere svincolata da ogni legame religioso o, in ogni modo, fare riferimento ai fatti; questi ultimi intesi come un’analisi quasi minuziosa della leggenda e del “mito”. 

Prometeo (colui che prevede), è stato definito il progenitore del genere umano, cioè colui che ha portato l’umanità fuori da una condizione di pura animalità, conducendola, attraverso la scoperta del fuoco, nel riconoscimento, scoperta, del proprio “io” intellettivo ed “umano”, inteso come “io” pensante e quindi capace di proporsi e porsi problemi e la capacità, attraverso ragionamenti a volte complessi, di risolvere, o almeno incamminarsi, sulla strada della loro soluzione. 

Il fuoco è luce e calore, ma anche aggregazione intorno ad un falò, dove la danza della fiamma, ipnotizza, stimola la parola, il racconto, il confronto d’idee e fa riflettere sul proprio stato. Il buio, rischiarato dalla luce del fuoco, stimola domande che chiedono risposte. L’esistenza, intesa come semplice sopravvivenza, non basta più ad un genere umano che inizia a guardarsi intorno, ed è in questo “intorno” che lui, impara a riconoscersi. Un “intorno” fatto di propri simili, che imparano a riconoscersi con la parola, e con lei esprimere emozioni,fatte di paura, dolore e rabbia, ma anche d’affetto, e sentimenti condivisi. 

Prometeo ebbe pietà del genere umano e, per questo, condannato ad un eterno supplizio: un’aquila si nutre del suo fegato (tra gli antichi, considerato la sede della forza e del coraggio, e sede dei responsi divini), che nella notte ricresce per poter essere di nuovo divorato. Potremo, qui, leggervi la metafora di un genere umano che non s’arrende alla furia di un divino offeso perché l’umanità ha osato alzare la testa e ricevere un dono che l’avvicina, di fronte al resto della natura, più a lui che al resto del creato. Nulla può la mano divina (l’aquila) cancellare il progenitore del genere umano e, con lui, il resto dell’umanità. Il fuoco, ha posto l’umanità in condizione di difendersi a prezzo di un dolore infinito che sopravvive negli odî, nelle incertezze e nelle paure che, da ataviche, continuano da millenni a seguirla. 





Lucifero (portatore di luce), è l’angelo più splendente. Secondo una tradizione pre-cristiana è associato all’Aurora ed a Venere, la stella del mattino. In Isaia (14:4,12) è associato a Nabucodonosor (“….come sei caduto dal cielo Lucifero, figlio dell’Aurora?”). San Girolamo ed altri dottori della Chiesa, lo associano a Satana (l’avversario). Ecco, quindi, il significato che lo colloca, questo sì, nella dimensione religiosa. Il nome Lucifero ha, a mio avviso, un significato più ampio, che lo fa disporre nel tempo e nello spazio, andando, al pari di Prometeo, oltre il mito. Lucifero, non è, com’è fatto credere, “il luminoso” ma colui che porta la luce, e questo potrebbe essere inteso sia come portatore di luce d’intelletto che rischiara le tenebre dell’ignoranza, sia come di luce di un intima consapevolezza che rende l’uomo diverso ma non dissimile, da ogni altra creatura vivente. 

Il mito d’Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre che, mangiando il frutto, ebbero la capacità di discernere il Bene dal Male, ben s’affianca a quello di Prometeo, dove il fuoco, ha preso il posto del frutto proibito. Differentemente dal Mito di Prometeo, rimasto più che altro a livello letterario, quello di Lucifero si è evoluto, avendo ricevuto impulso dalla speculazione teologica sulla genesi del male; da qui l’associazione con Satana, l’avversario. La ribellione ai voleri di Dio, è letta come la prima disobbedienza, a cui segue una punizione esemplare, vista come la cacciata dal suo cospetto e la condanna all’oscurità eterna. 

Secondo una leggenda, qui la similitudine con il mito di Prometeo, Lucifero ed i suoi ebbero pietà del genere umano, costretto a vagare sulla terra, e chiesero agli altri angeli più vicini a Dio, d’intercedere per gli uomini, affinché fosse loro data la possibilità d’uscire dall’oscurità. Gli altri angeli, dice la leggenda, troppo persi nella contemplazione della maestà di Dio, non riferirono la supplica, cosicché Lucifero ed i suoi, disobbedendo, scesero sulla terra portando “luce” all’umanità; in questo sostituendosi a Dio, come Prometeo si era sostituito agli dèi, disobbedendo e ritenendosi pari a lui. Continua la leggenda che Dio, venuto a conoscenza dell’opera di Lucifero, condannò, lui ed i suoi a vivere sulla terra tra gli umani. 

La caduta nell’oscurità dovrebbe essere letta in questa chiave: non sottoterra, ma dalla luminosità eterna dell’immagine di Dio, la caduta, avviene sulla terra, tra gli umani e le loro paure e quindi, rispetto a prima, nel buio più assoluto. La similitudine dov’è? Secondo il mito, ambedue ebbero pietà degli uomini. Per far questo, disobbedirono ai voleri divini, sostituendosi alla divinità, e pagando per questo ma, se da una parte il mito di Prometeo resiste in chiave positiva, in questo aiutato dalla sua collocazione tra i miti e le allegorie classiche, per Lucifero la questione è diversa. Ambedue dettero origine al genere umano, con le sue imperfezioni, paure, dolori. Le religioni monoteistiche si muovono su un dualismo imperfetto, tra la lotta del Bene ed il Male, dove, alternativamente, vince l’uno o l’altro. Diversamente dai greci antichi che assegnavano una divinità ad ogni manifestazione della natura, il monoteismo assegna Dio al Bene e Lucifero (Satana, l’avversario) al Male ma resta che attraverso il mito, ambedue le manifestazioni, Prometeo e Lucifero, hanno pari valenza nei confronti del genere umano. 

Dio è inteso come Bene assoluto, ed illimitata perfezione, le sue vie sono imperscrutabili, come l’immagine ed i disegni che, sebbene possano essere tortuosi ed incomprensibili, portano sempre al bene. Lucifero, invece, rappresenta il libero arbitrio, la disobbedienza ad una via che, per quanto imperscrutabile, è diretta al Bene e che non è concesso a lui conoscere. Ribellandosi a Dio ma, soprattutto, cercando di sostituirsi a lui, commette un’empietà, da qui l’identificazione con il Male assoluto. Differentemente da Prometeo, la figura di Lucifero, è stata assorbita, metabolizzata, dalla filosofia, prima e dalla teologia, poi, giungendo fino a noi come l’immagine negativa per eccellenza. Sicuramente il mito lascia ampi spazi di riflessione, al di fuori d’ogni schema religioso, non ultimi quelli che riconducono ai perché del Male e del Bene. 

Ambedue, Prometeo e Lucifero e secondo il mito, hanno portato l’umanità a riflettere su se stessa, offrendo uno strumento di conoscenza, ed anche la capacità di saper discernere ciò che è Bene da ciò che è Male, ma, per quanto riguarda “l’uso” dell’uno o dell’altro, hanno lasciato quello che è il “libero arbitrio”, o meglio, hanno offerto gli strumenti ma lasciando l’opportunità di scelta. Il modo come l’umanità lo sta facendo non può essere, se si vuol seguire il mito, addossato né all’uno, né all’altro. 

mercoledì 6 febbraio 2013

L'ESTERNO E' INTERNO


“L’esterno è interno” diceva Draco Daatson.
Credere nel contrario è la radice della follia.
“Tu non vieni contenuto dal mondo, sei il contenitore del mondo.” Aggiungeva.
Miliardi di pazzi che credono di essere prodotti del mondo anziché esserne gli artefici!
La convinzione più nociva ai fini della tua liberazione consiste nel continuare a credere nell’esistenza di un mondo esterno a te che ti
circonda in ogni direzione: qualcuno o qualcosa là fuori che può premiarti o punirti, farti ammalare o guarirti, senza che tu lo abbia prima consciamente o inconsciamente permesso.
Sei come Narciso che si specchia nell’acqua. Egli scambia per qualcuno di vivo, di reale, la sua stessa immagine proiettata, se ne invaghisce e vi si perde dentro… annegando.
Ti impartisco un ordine perentorio: non annegare nel mondo come fanno i terrestri. Dovunque soffermi il tuo sguardo scorgi sempre solo le proiezioni del tuo subconscio: in tua madre, in tuo padre, nei tuoi figli, nel tuo partner, nei tuoi colleghi… ci sei sempre solo tu. Quando REALIZZI che il mondo è solo una proiezione ai piedi della quale ti prostri tutti i giorni, allora sei libero da esso. Allora vivi nel mondo ma non appartieni più al mondo.
Le circostanze della vita non sono eventi esterni a te che ti accadono a caso. Le circostanze della vita di un uomo gli rivelano la sua condizione interiore, rendono cosciente ciò che di norma è subconscio. Gli altri ti offrono un servizio di vitale importanza: incarnano le tue ombre. Quando tocchi qualcuno è come se toccassi uno specchio d’acqua, l’immagine che vi è riflessa inizia a tremolare.
Come accade a Narciso, l’illusione che il tuo riflesso sia un essere reale dotato di vita propria, ti conduce ad annegare in esso, ad averne timore, in definitiva… a perderti nelle tue stesse ombre. Il creatore diviene creato, il Re diventa servo, la creatura del dottor Frankenstein – un uomo “meccanico” fatto di pezzi tenuti insieme in maniera fittizia – finirà per rivoltarglisi contro.
Ecco l’unico grande peccato originale: quando credi il mondo più forte di te, quando ti convinci che è il mondo a plasmare te e non viceversa, allora smetti di essere il Re del tuo Paradiso Terrestre… e l’Eden si converte nel tuo Inferno. La tua vita diviene un incubo dal quale ogni giorno speri di svegliarti… mentre fai di tutto per restare addormentato.
Scambiare la causa con l’effetto costituisce il peccato originale… mortale: divieni vulnerabile, cioè soggetto allo temporalità e dunque alla morte. Ogni istante della tua esistenza in cui dimentichi questo, vieni scacciato dal Paradiso Terrestre. È un costante, interminabile venire “cacciato fuori da te stesso”.
Sei un essere immortale che inconsapevolmente si impegna ogni giorno della sua vita per divenire mortale… e ci riesce.
Victoria Ignis quel giorno era inarrestabile, un fiume in piena votato a travolgere senza pietà – ma con un’infinita Compassione – i miei antichi schemi mentali.
In cosa risiede l’inganno più atroce conseguente a questo moderno fraintendimento del significato della vita? Se collochi nel mondo esterno a te l’origine dei tuoi guai e dei tuoi malesseri, il risultato di ciò è che cercherai sempre all’esterno la soluzione di ogni problema o sofferenza. Ma ciò che appartiene al mondo non può salvarti. Il tuo ambiente è l’EFFETTO di ciò che accade nel tuo subconscio, pertanto come può l’effetto modificare la causa?
Speri che la salvezza giunga da persone che soffrono della tua stessa malattia, ma un prigioniero non è in grado di aiutarne un altro.
Mi ci sarebbero voluti anni prima di cominciare a entrare in questa nuova ottica di vita, ma qualcosa dentro di me comprese fin da subito di trovarsi di fronte a una filosofia diversa dalle altre, un insegnamento in anticipo forse di secoli rispetto al naturale corso dell’evoluzione. Era la Chiave Suprema, così radicale da divenire inquietante.
Victoria Ignis mi stava mostrando la nascita di un »uomo nuovo«, l’»uomo verticale« che dominerà un giorno su questo pianeta.
Se non mi sentivo amato e speravo di ottenere dall’esterno quell’amore che non percepivo dentro di me… ero irrimediabilmente condannato alla sofferenza. L’insegnamento di Victoria Ignis mi stava dicendo che la soluzione non poteva risiedere nel cambiamento delle condizioni esterne, perché tali condizioni non facevano altro che obbedire in maniera supina agli ordini che inconsapevolmente, quotidianamente io inviavo nell’ambiente intorno a me.
Il primo passo consisteva quindi nel capire bene quali ordini io inconsciamente irradiavo intorno a me attraverso modi di pensare ormai sclerotizzati e, soprattutto, emozioni abituali a cui ero assuefatto e di cui ero dipendente. Ma come potevo capire cosa il mio subconscio pensava del mondo?
Osservando il mondo intorno a te.
La tua ricchezza economica, il rapporto col tuo partner, il modo in cui interagisci con i tuoi genitori, la casa in cui vivi… dicono tutto riguardo ciò che nel tuo passato hai pensato della vita e di te stesso, sebbene tu non ne fossi consapevole. Il tuo presente è la fedele fotografia del tuo passato, il tuo esterno è la rappresentazione dell’interno. I tuoi stati emotivi e mentali creano le circostanze esterne: dagli incontri d’affari, agli incidenti, agli amori.
Tutto quello che tocchi è unicamente luce solidificata.
Niente esiste là fuori indipendentemente da te.
Abbandona lo strofinio rassicurante della moltitudine disperata che popola la Terra. Apri il tuo Cuore e smettila di sfuggire la tua Responsabilità. Ribalta di 360 gradi la tua vecchia visione del mondo, infrangi il tuo stato d’ipnosi, non farti abbagliare dall’esterno e intraprendi il Cammino che conduce all’interno, segui questa nuova affascinante Via… e se talvolta non la vedi, tracciala!
Il mondo è solo la pelle di cui ti sei rivestito.
Sii il Re del tuo Regno, come un faraone egizio, seduto immobile nella tua Presenza: IMPECCABILE, INCORRUTTIBILE, INTEGRO. Un »uomo verticale« è sempre VIGILE, nulla di quanto accade al suo interno passa inosservato alla sua coscienza: pensieri ed emozioni vengono vagliati dalla sua coscienza sempre presente.
Mi sentivo diverso dai miei genitori o dai miei amici solo perché riempivo in maniera diversa le mie ore. Ma questo non contava nulla. Gli esseri umani si credono differenti gli uni dagli altri solo perché sono differenti i loro interessi, ma capii presto che questa non è una reale differenza. La vera distinzione concerne lo sviluppo dell’essere. Sei realmente diverso quando la tua coscienza si è allargata fino a comprendere una parte sempre più grande del mondo esterno. La Responsabilità per quanto accade nella sua vita rende l’uomo davvero superiore.
L’infelicità è una malattia mentale. Va curata.
Gli elementi della »nuova specie« sono già presenti sul pianeta, ma vanno educati a una visione di Prosperità, Gioia e Ricchezza. La visione miserabile della vita che viene trasmessa nelle scuole, nei telegiornali e nelle famiglie intrappola le giovani menti nella Ristrettezza, nella Scarsità… nella Paura.
Le menti dei giovani vanno curate da queste nevrosi patologiche, ma può farlo solo qualcuno che ha già curato se stesso.
“Io lo sto facendo, ma sembra non succedere nulla!”
Occorrono anni di duro lavoro. Tu fai ancora parte della moltitudine new age: milioni di persone che sperano in un’illuminazione improvvisa che giunge dall’alto per liberarli in un sol colpo da tutti i loro problemi, dal loro “male di vivere”. Qualcuno spera persino che giungano gli alieni a liberarlo. Ma quella è una fuga dalla realtà che non ha nulla da spartire con la via dei monaci-guerrieri.
Sei stato ipnotizzato… nemmeno tu sai ancora fino a che punto ti trovi sotto ipnosi.
Occorrono anni di deprogrammazione.
dal ” Il libro di Draco Daatson