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lunedì 21 marzo 2011

SIGNIFICATO ESOTERICO DELL'EQUINOZIO DI PRIMAVERA



L’equinozio di Primavera, festa di Oestara, Alban Eiler (“Luce della Terra”), veniva festeggiato il 21 di Marzo, momento in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio. Ricordiamo che la parola equinozio deriva dal latino “equus nox”, ovvero “uguale notte”.

E’ il momento in cui la Natura tutta reca un messaggio di rinnovamento e di risveglio, dopo le lunghe notti invernali. Rappresenta quindi, una sorta di capodanno. Ricordiamo anche che nella Roma antica, l’anno aveva inizio proprio nel mese di marzo, dedicato a Marte, padre dei gemelli fondatori della città.
L’Equinozio di primavera celebra il ritorno della primavera e della vita, l’ascesa della Dea dagli Inferi.
E’ una festa che celebra la fertilità della terra ed ha un particolare valore soprattutto nel paganesimo dell’area mediterranea dove già all’equinozio il ritorno della bella stagione e il rinnovarsi della natura è evidente. .

L’Equinozio di Primavera segna proprio il momento dell’unione in un simbolismo cosmico, legato al risveglio della Natura; a ciò si ricollega il tema del matrimonio fra una divinità maschile, appartenente alla sfera solare, ed una femminile, legata alla Terra o alla luna. Il Dio Sole si accoppia, infatti, con la Giovane Dea Terra.
In questo giorno venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra. In questo girono venivano, solitamente irrigati i campi, mentre i Druidi, sfruttando la corrispondenza perfetta tra ore solari e ore notturne, celebravano i loro Riti.

l’Equinozio di Primavera è il momento della rinascita, dei nuovi progetti, è il momento in cui è possibile realizzare quei sogni che sono nati nel periodo freddo. E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità.

Rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme. Ora il giorno e la notte sono perfettamente in equilibrio ed uguali in lunghezza, e la forza del sole sta crescendo. Nella ruota dell’anno, segue il solstizio d’estate ( 21 giugno), allorchè il sole raggiungerà il suo zenith per poi tornare ad accorciarsi

La Grande Ruota gira senza sosta...... Tuttavia, questo è un giorno molto importante, un giorno in cui dovremmo essere allegri, dato che celebra il calore e la forza guaritrice del sole, il rinverdimento della terra e la nascita di nuova vita in primavera. Come per il raccolto del 21 settembre, questo è il festival dell’ equilibrio – in cui ci riuniamo per celebrare l’equilibrio e l’armonia nell’universo. Come per gli altri festival stagionali antichi, questo giorno è stato in parte assorbito dalla chiesa cristiana ed associato a due giorni santi cristiani. Il primo è la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria, che cade il 25 marzo. Il secondo, naturalmente, è la Pasqua. La parola “Pasqua” ha la sua origine nel nome della Dea germanica antica della fertilità e della Primavera, Eostre, Oestara o Ostara,

Il giorno di festa dedicato ad Ostara era lunare piuttosto che solare e tradizionalmente è stato celebrato dagli antichi sulla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. Al contrario, il giorno santo cristiano di Pasqua è celebrato la prima domenica che segue l’equinozio di Primavera. Per porre una distanza di sicurezza tra il giorno della signora del Giorno e Eostre, la chiesa ha stipulato che se la domenica di Pasqua effettivamente cade in luna piena, (Pasqua) sara’ celebrata la seguente domenica.

l'Equinozio è il giorno in cui la Wicca commemora la discesa della giovane Dea nel mondo sotterraneo e il suo ritorno trionfante alla superficie della terra, portando con sé i doni della luce, del calore e della fertilità per tutta l’umanità, e cio’ fa pensare alle Dee Persephone, Kore, Blodeuwedd, Eostre, Aphrodite, Athena, Cybele, Gaia, Hera, Iside, Ishtar, Minerva e Venere.
E’ inoltre la stagione del giovane dio che fa pensare ad Herne il cacciatore, il pettirosso del bosco, l’uomo verde, Cernunno, il signore della natura, Dagda, Attis, Tammuz, il dio cornuto, Mithras, Odino, Thoth, Osiride.

Il motivo del sacrificio e della rinascita hanno un significato profondo per i cristiani che commemorano la crocifissione, morte e resurrezione di Cristo con la Pasqua. Qualunque sia la nostra credenza, questo è un periodo in cui celebriamo il trionfo della luce sul buio e sulla morte. La signora del Giorno è (o deve essere) un momento di pulizia e di rinnovamento, un momento per aprire le finestre e lasciare che il vento attraversi la nostra casa (anche quella interiore), ripulendola delle influenze prolungate dell’inverno. E’ inoltre il momento per la pulizia ed il rinnovamento della propria psiche e per portare equilibrio nella propria vita.
Da un punto di vista del significato esoterico di questo giorno, con l’Equinozio di Primavera, l’Anno Magico mette per la prima volta l’Io di fronte al non-Io, all’Altro. Il percorso del Sole attraverso lo Zodiaco, che si rispecchia nella successione delle stagioni, è la grande lancetta che va di concerto con la crescita spirituale dell’Iniziato che segue l’Anno Magico.
L’Equinozio di Primavera è l’inizio dello Zodiaco, ciò ci indica che anche nella crescita spirituale dell’Iniziato (con Iniziato si intende sempre genericamente chi segue l’Anno Magico, tanto che sia esso in realtà un neofita o un maestro o altro grado qualsiasi) dovremmo assistere ad un nuovo inizio. Così è infatti.
A livello spirituale inizia un lavoro sotterraneo di preparazione che porta alla grande Purificazione , il cui scopo elettivo è di rimuovere gli angoli taglienti del dolore inconscio legato ai ricordi, opera di purificazione che si approfondisce ad ogni Anno e che permette di liberarsi degli schemi di comportamento sbagliati e di ricostruirne dei nuovi.

Questa fase è caratterizzata da una crescente acquisizione di baldanza, di desiderio di sperimentare nuove vie, di rinnovata voglia di vivere, ed è proprio a questo punto, quando si assiste all’esplosione delle forze della Primavera, che lo Zodiaco ci pone il primo impatto con il non-Io, con “l’altro” che non deve più restare l’antagonista dell’Io.
Chi è felice con se stesso per un nuovo progetto che sta per cominciare vive un momento di grande ottimismo e di positività e tende a trasmettere questa positività anche al prossimo, chiunque esso sia: conoscente, amico, cliente o persona incontrata per caso. La liberazione dal dolore inconscio ha ridotto gli schemi di chiusura, di eccessiva difesa, di mancanza di socialità e permette di stringere legami più profondi con gli altri e di essere più disponibili, fino ad avere percezioni extrasensoriali sui fatti che li riguardano.
Nello specifico del Festival dell’Equinozio questo aprirsi agli altri passa, se vogliamo, per la porta più facile, perché è quella dell’amore. Si tratta comunque di una porta facile solo all’apparenza perché la necessità di dover accettare e di farsi accettare da un’altra persona è un passo non piccolo.
In ciò si deve leggere una chiara indicazione che il singolo individuo, la persona, per continuare a crescere deve confrontarsi con gli altri e in, modo concreto, come primo passo deve accettare e ricambiare l’amore di un altro essere umano.

L’Asse Equinoziale è fortemente carico di pianeti sessuali (Marte, e Plutone dal lato dell’Ariete, Venere e Proserpina dal lato della Bilancia) che ci indicano che il primo ridimensionamento del Sole-Egoità nei confronti di Saturno-Altri è comunque molto spronato dagli istinti sessuali ed è solo in parte una rinuncia al proprio egoismo e, in soggetti involuti, rischia di non riuscire ad emergere mai dalla sfera dell’egoismo. Ciò spiega la facilità con cui oggi avvengono le separazioni, proprio perché, da entrambe le parti, nessuno è mai veramente uscito da una visione egoistica ed egocentrica e al primo serio problema non sa vedere la cosa da altri punti vista, se non dal suo.
L’Equinozio viene a rappresentare dunque un punto cardinale nell’evoluzione di una persona, da un lato è la rinuncia necessaria e drammatica dell’Io alla propria unicità, dall’altro è l’inizio di ciò che gli antichi chiamavano “Ingresso dell’Albero” (Arbor Intrat), e che oggi molti chiamano “consapevolezza” o, all’orientale, “non-dualità” (Brahman è tutto, e “tu sei quello”, cioè sei Brahman come ogni altro individuo, non c’è separazione).

Un vero cammino spirituale è sempre fonte di accresciuta felicità e l’individuo che accresce la propria consapevolezza attraverso il Festival di Oestara, oltre alle azioni specifiche riportate nelle pagine centrali, ottiene due grandi benefici personali:
1. La propria intima soddisfazione.
2. La nascita di maggiore veggenza verso se stesso e gli altri.
Si sviluppa cioè la percezione degli eventi che capiteranno a se stessi e agli altri. Nei confronti degli altri si colgono proprio gli eventi mentre per se stessi si colgono più delle suggestioni che inducono a prendere scelte precise e a scansarne altre.

Fonti: Il cerchio della luna

mercoledì 16 marzo 2011

LA DEMOCRAZIA NON ESISTE


Non voglio qui affermare che la democrazia (dal gr. demos kratos=potere del popolo) sia sbagliata, bensì che essa semplicemente non esiste, o meglio, che può esistere solo come maschera dell’oligarchia (dal gr. oligoi –archia=governo di pochi).
Niente può governarsi da sé. È logicamente impossibile che ciò possa avvenire, perché ogni ente che vuole esprimere in maniera ordinata le proprie azioni deve necessariamente fare riferimento a qualcosa che gli è evolutivamente superiore e che quindi possiede una visione più ampia della realtà in cui esso deve muoversi. L’ordine sociale deve quindi procedere dall’autorità spirituale, e non, come qualcuno assurdamente crede, da se stesso. Sia chiaro che per autorità spirituale si vuole qui intendere l’autorità della propria anima e non il controllo da parte di qualche organo religioso.

Medesimo discorso può essere fatto per scienza, medicina, educazione, economia... Se esse non procedono da un’autorità spirituale – che si manifesta sul piano sociale in una Gerarchia Spirituale – non potendo trovare in se stesse i valori cui aspirare, si ritroveranno senza direzione né etica, senza un fine evolutivo da seguire e da trasmettere alle nuove generazioni. E ciò che non ha come obiettivo la propria evoluzione spirituale – sia esso un singolo o una civiltà – inevitabilmente degenera.

Governato e governante devono necessariamente costituire due enti separati, non perché io creda sia meglio così, ma perché questo è nella logica naturale delle cose. Il corpo non può autogovernarsi, ma deve evidentemente affidarsi al piano mentale che gli è superiore. Corpo, emozioni e mente dovrebbero essere a loro volta governati dal piano animico.
È pertanto irrazionale che una moltitudine pretenda di autogovernarsi, poiché, per essere in grado di prendere le decisioni migliori per il proprio benessere, tale moltitudine dovrebbe “uscire da sé” e osservarsi dall’esterno. Chi governa un ente deve infatti averne una visione globale, deve possedere un punto di vista più ampio, superiore all’ente stesso, che serve a valutarne innanzi tutto gli scopi evolutivi e quindi i bisogni immediati. Come può un popolo osservare se stesso da un punto di vista più ampio e inclusivo del suo? Non è forse un tentativo contraddittorio? Questo genere di amministrazione dello Stato costituisce un’illusione, perché non può mai divenire realizzabile nei fatti. Un organismo da governare che non fa riferimento a un governante esterno a sé, è come un corpo con la testa mozzata che pretende di sapere dove andare e cosa fare.

Dal momento che ogni ente deve necessariamente, per forza di cose, trovare fuori da sé il proprio governante, il risultato dell’infantile desiderio di autogoverno del popolo è la fatale sottomissione a chiunque possegga l’abilità di illuderlo che ciò sia effettivamente possibile. L’irrazionale desiderio di democrazia avrà quindi sempre come effetto l’oligarchia, che, non a caso, è oggi la forma di governo più diffusa nel mondo cosiddetto ‘democratico’. La democrazia non è possibile, ma se il popolo non si rende conto di questa impossibilità e vuole comunque illudersi di potersi autogovernare, allora un’oligarchia è autorizzata a stabilirsi al potere per decenni facendosi chiamare ‘governo democratico’.

Per raggiungere i propri scopi nell’ambito di quell’attività che viene oggi erroneamente definita ‘politica’ è indispensabile non rendere mai noto ciò per cui ci si batte, ma esclusivamente ciò per cui la gente vuole che ci si batta. Non possedere alcuna idea propria, ma limitarsi a riflettere quelle del popolo, rappresenta oggi la peculiarità capace di trasformare un politico mediocre in un politico di successo! Per assicurarsi il successo è sufficiente che il politico non sia mai un e-ducatore – cioè un individuo che riesce ad estrarre il meglio delle qualità del cittadino –, né che sia portatore di intuizioni originali provenienti dall’anima, ma sempre solo uno specchio dei desideri orientati alla sopravvivenza che il popolo di norma esprime. Questi trucchi sono tanto antichi quanto elementari, ma se non si entra in un paradigma che presuppone il risveglio delle coscienze attraverso un percorso iniziatico, simili meccanismi di asservimento saranno applicabili ancora per centinaia di anni.

Il livello di coscienza dei politici non si discosta da quello del popolo che essi vorrebbero dirigere. Gli uomini di governo dimostrano ogni giorno di essere nati per escrezione e non per parto, come nel passato ha affermato qualcuno che di politica se ne intendeva. Essi, a causa dei loro pesanti attaccamenti a potere, denaro e idee di parte, non possono ancora, anche volendo, agire per il Bene Comune, e ne è la dimostrazione il fatto che si vantino di essere i portavoce del popolo, cioè, in ultima analisi, di non riuscire a governarlo. Reggere uno Stato non significa infatti limitarsi ad assecondare i voleri egoistici (=rivolti alla propria sopravvivenza) della popolazione, bensì e-ducare i cittadini portandoli progressivamente su un nuovo livello di consapevolezza. La strada dell’accumulare voti promettendo ciò che il popolo vuole sentirsi promettere, è una strada senza uscita, poiché sul piano della materialità sarà sempre impossibile accontentare tutti. Essi non si preoccupano di e-ducare, cioè di modificare lo status-quo in cui giace la società, non innalzano la qualità della coscienza del popolo, si preoccupano esclusivamente di assecondarne gli istinti di sopravvivenza e le emozioni più basse... e il popolo li acclama per questo! Non potendo però, una volta eletti, soddisfare i bisogni egoistici di tutti, si trovano nella condizione di non poter mantenere ciò che hanno promesso.
La tecnica usata per irretire i cittadini è sempre la stessa ed è molto semplice: mai proibire apertamente qualcosa, bensì concedere un surrogato del valore che viene richiesto dal popolo definendolo con il termine che identifica il valore autentico. La gente vuole democrazia? Le diamo un’oligarchia e la chiamiamo democrazia. La gente vuole libertà? Le diamo un sistema che è condizionante fin dall’infanzia e lo chiamiamo ‘società libera’. La gente vuole uguaglianza? La
costringiamo all’omologazione e la chiamiamo uguaglianza o globalizzazione. La gente vuole arte? Le diamo – e le insegniamo nelle scuole – la tecnica (un’attività della mente) e la chiamiamo arte (un’attività del Cuore).
Chi ci condiziona la mente con idee di democrazia, uguaglianza, libertà per tutti... in realtà non ci fornisce mai il mezzo per raggiungere la completa serenità interiore indispensabile perché le cose nel mondo funzionino. Ci inculcano delle parole vuote convincendoci che i valori siano ‘cose’ che devono essere inseguite e pretese, anche con la lotta, sempre al di fuori di noi stessi, in una nuova ideologia o in un nuovo governo. Ci convincono che la libertà possa essere data da un governo di sinistra o di destra, democratico o repubblicano, ma non ci suggeriscono che se non diventiamo liberi interiormente dai nostri attaccamenti e dai nostri bisogni non saremo mai in alcun modo liberi. La società fa di tutto perché cerchiamo la felicità fuori di noi – in un nuovo sistema di governo, in uno stipendio maggiore, in una diversa posizione sociale – cioè nell’unico luogo dove essa non può trovarsi. In questo modo i nostri condizionamenti possono essere sfruttati a piacimento dalle agenzie pubblicitarie così come dai partiti politici attraverso le promesse pre-elettorali: votiamo infatti chi ci garantisce una migliore sopravvivenza, in ottemperanza all’atavica paura di morire. Un cittadino decondizionato, privo di attaccamenti e paure, non potrebbe più essere manipolato. Un politico decondizionato, privo di attaccamenti e paure, non potrebbe più essere corrotto.
Le oligarchie che sono attualmente al governo nei diversi Stati subiscono a loro volta la manipolazione – a volte connivente, a volte inconsapevole – da parte di mafia e potere economico. Ad esclusione di alcuni casi eccezionali è sempre questo potere economico a decidere chi deve governare all’interno di ogni Stato, ed esso si trova saldamente nelle mani di pochi finanzieri internazionali che, per ovvie questioni di convenienza, collaborano assiduamente fra di loro, anche quando apparentemente sembra che siano in concorrenza (l’illusione del libero mercato).
Non si vota mai per forze politiche sostanzialmente differenti, ma per la stessa forza che appare sotto diverse e multicolori forme. Le differenze fra gli schieramenti sono illusorie, sono dei miraggi che servono ad alimentare il grande inganno: se crediamo di poter scegliere fra opposte fazioni che si combattono, crediamo di vivere in una nazione libera. Ma l’aspetto veramente ridicolo di tutto questo è che le diverse fazioni sono realmente convinte di dire cose diverse nella sostanza, e non solo nella forma, e sono convinte di poter difendere nel modo migliore quella condizione inesistente che è la democrazia. I vari esponenti e gli stessi segretari di partito sono in maggioranza solo vittime inconsapevoli del meccanismo che contribuiscono ad alimentare; sono essi stessi schiavi di paure e attaccamenti materiali, cioè di quei medesimi condizionamenti che sfruttano per aggraziarsi l’opinione pubblica o per denigrare un avversario agli occhi degli elettori. Chi viene eletto non si rende conto di essere stato scelto unicamente in virtù del suo particolare livello di mediocrità e della sua inconsapevolezza riguardo ciò che gli accade intorno. I partiti politici sono in mano a un gruppo di banchieri ebrei e alla mafia. I cittadini sono burattini di altri burattini.

D’altronde se uno schieramento lavorasse sinceramente per il Bene, le sue azioni non sarebbero volte ad alimentare il conflitto con gli oppositori, né allo screditamento del loro operato, bensì all’ampliamento della coscienza dei cittadini, affinché questi possano assumere una libertà di pensiero reale e siano in grado di decidere autonomamente chi votare per il Bene della comunità. La campagna elettorale, come viene realizzata comunemente, si muove invece nella direzione opposta: si insultano e si screditano gli oppositori, si tendono trappole, si pagano fotografi e intercettatori, si promette ciò che il popolino vuole sentirsi dire, si tenta, insomma, di evitare che il cittadino pensi con la sua testa, si fa di tutto perché resti addormentato nella personalità agendo sui suoi bisogni legati alla sopravvivenza.
Libertà, democrazia, lavoro per tutti, meno tasse, lotta contro il crimine, più attenzione all’ecologia, guerra alla droga... Amen.

Solo se noi siamo liberi interiormente, se ci troviamo in uno stato interiore di libertà, in uno stato interiore di pace e in uno stato interiore di giustizia, allora queste qualità sono veramente nostre, perché non ci limitiamo a parlarne, ma le siamo, e si irradieranno da noi verso l’esterno.
Un partito che vuole la pace deve stare in pace, e se vuole la giustizia deve essere giusto, e se vuole la libertà deve essere libero. Nella misura in cui ognuno dei suoi componenti avrà realizzato in se stesso questi stati di coscienza, il partito li manifesterà anche esteriormente con le sue azioni. Solo un uomo che ha raggiunto la pace può agire per la pace nel mondo, perché irradia pace e continua a irradiarla anche quando esteriormente deve lottare come un Samurai, un Templare o un’Amazzone. Un uomo in conflitto all’interno di sé, alimenta il conflitto nel mondo, in quanto irradia questa disarmonia e continua a irradiarla anche quando esteriormente appare pacato, misurato e tranquillo.

Articolo preso da "Oltre la Democrazia" di Salvatore Brizzi