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giovedì 14 febbraio 2013

IL MITO DI PROMETEO E LA CADUTA DI LUCIFERO


Il mito di Prometeo mi ha sempre affascinato e, nello stesso tempo, sollevato una serie di riflessioni e dubbi, tant’è che vi scorgo più spesso delle coincidenze, o similitudini, o quant’altro, tra questo mito e la caduta dell’angelo Lucifero. Prometeo è un titano, una di quelle forze della natura che Zeus ha domato e ordinato ma è, anche, la natura stessa dove si aggira un genere umano regolato più da un istinto primordiale, animale, che dall’intelletto. 

Lucifero è stato descritto come l’angelo ribelle, colui che per orgoglio, secondo la tradizione biblica e cristiana, si avvicina alla luce di Dio, volendo essere simile a lui, e per questo, condannato all’oscurità eterna. La ribellione contro Dio, è letta come “male”, quindi Lucifero, nel corso dei millenni, ha assunto la figura, l’immagine, antropomorfizzata, del male. 

Molto spesso, quello che definiamo “mito”, rappresenta un’intima proiezione atta a definire uno stato di cose, natura o altro, non altrimenti decifrabile con gli strumenti tecnici-scientifici a nostra disposizione e dove anche la speculazione filosofico-metafisica, inciampa e resta muta, oppure, hegelianamente, lascia una porta aperta. Sempre troppo spesso, nei nostri giudizi, valutazioni o altro, siamo condizionati dal retroterra culturale-religioso che ci portiamo addosso e che anche una in parte, sofferta e convinta dichiarazione di laicità si arena di fronte a quel “mito” che da millenni, imperversa, sia esso trasposto in tragedie, drammi o altro. 

Probabilmente è stata la curiosità del significato dei nomi e, nello stesso tempo, la direzione degli sforzi dei suoi supposti protagonisti, Prometeo e Lucifero, a dare impulso ad una riflessione che deve, o dovrebbe, essere svincolata da ogni legame religioso o, in ogni modo, fare riferimento ai fatti; questi ultimi intesi come un’analisi quasi minuziosa della leggenda e del “mito”. 

Prometeo (colui che prevede), è stato definito il progenitore del genere umano, cioè colui che ha portato l’umanità fuori da una condizione di pura animalità, conducendola, attraverso la scoperta del fuoco, nel riconoscimento, scoperta, del proprio “io” intellettivo ed “umano”, inteso come “io” pensante e quindi capace di proporsi e porsi problemi e la capacità, attraverso ragionamenti a volte complessi, di risolvere, o almeno incamminarsi, sulla strada della loro soluzione. 

Il fuoco è luce e calore, ma anche aggregazione intorno ad un falò, dove la danza della fiamma, ipnotizza, stimola la parola, il racconto, il confronto d’idee e fa riflettere sul proprio stato. Il buio, rischiarato dalla luce del fuoco, stimola domande che chiedono risposte. L’esistenza, intesa come semplice sopravvivenza, non basta più ad un genere umano che inizia a guardarsi intorno, ed è in questo “intorno” che lui, impara a riconoscersi. Un “intorno” fatto di propri simili, che imparano a riconoscersi con la parola, e con lei esprimere emozioni,fatte di paura, dolore e rabbia, ma anche d’affetto, e sentimenti condivisi. 

Prometeo ebbe pietà del genere umano e, per questo, condannato ad un eterno supplizio: un’aquila si nutre del suo fegato (tra gli antichi, considerato la sede della forza e del coraggio, e sede dei responsi divini), che nella notte ricresce per poter essere di nuovo divorato. Potremo, qui, leggervi la metafora di un genere umano che non s’arrende alla furia di un divino offeso perché l’umanità ha osato alzare la testa e ricevere un dono che l’avvicina, di fronte al resto della natura, più a lui che al resto del creato. Nulla può la mano divina (l’aquila) cancellare il progenitore del genere umano e, con lui, il resto dell’umanità. Il fuoco, ha posto l’umanità in condizione di difendersi a prezzo di un dolore infinito che sopravvive negli odî, nelle incertezze e nelle paure che, da ataviche, continuano da millenni a seguirla. 





Lucifero (portatore di luce), è l’angelo più splendente. Secondo una tradizione pre-cristiana è associato all’Aurora ed a Venere, la stella del mattino. In Isaia (14:4,12) è associato a Nabucodonosor (“….come sei caduto dal cielo Lucifero, figlio dell’Aurora?”). San Girolamo ed altri dottori della Chiesa, lo associano a Satana (l’avversario). Ecco, quindi, il significato che lo colloca, questo sì, nella dimensione religiosa. Il nome Lucifero ha, a mio avviso, un significato più ampio, che lo fa disporre nel tempo e nello spazio, andando, al pari di Prometeo, oltre il mito. Lucifero, non è, com’è fatto credere, “il luminoso” ma colui che porta la luce, e questo potrebbe essere inteso sia come portatore di luce d’intelletto che rischiara le tenebre dell’ignoranza, sia come di luce di un intima consapevolezza che rende l’uomo diverso ma non dissimile, da ogni altra creatura vivente. 

Il mito d’Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre che, mangiando il frutto, ebbero la capacità di discernere il Bene dal Male, ben s’affianca a quello di Prometeo, dove il fuoco, ha preso il posto del frutto proibito. Differentemente dal Mito di Prometeo, rimasto più che altro a livello letterario, quello di Lucifero si è evoluto, avendo ricevuto impulso dalla speculazione teologica sulla genesi del male; da qui l’associazione con Satana, l’avversario. La ribellione ai voleri di Dio, è letta come la prima disobbedienza, a cui segue una punizione esemplare, vista come la cacciata dal suo cospetto e la condanna all’oscurità eterna. 

Secondo una leggenda, qui la similitudine con il mito di Prometeo, Lucifero ed i suoi ebbero pietà del genere umano, costretto a vagare sulla terra, e chiesero agli altri angeli più vicini a Dio, d’intercedere per gli uomini, affinché fosse loro data la possibilità d’uscire dall’oscurità. Gli altri angeli, dice la leggenda, troppo persi nella contemplazione della maestà di Dio, non riferirono la supplica, cosicché Lucifero ed i suoi, disobbedendo, scesero sulla terra portando “luce” all’umanità; in questo sostituendosi a Dio, come Prometeo si era sostituito agli dèi, disobbedendo e ritenendosi pari a lui. Continua la leggenda che Dio, venuto a conoscenza dell’opera di Lucifero, condannò, lui ed i suoi a vivere sulla terra tra gli umani. 

La caduta nell’oscurità dovrebbe essere letta in questa chiave: non sottoterra, ma dalla luminosità eterna dell’immagine di Dio, la caduta, avviene sulla terra, tra gli umani e le loro paure e quindi, rispetto a prima, nel buio più assoluto. La similitudine dov’è? Secondo il mito, ambedue ebbero pietà degli uomini. Per far questo, disobbedirono ai voleri divini, sostituendosi alla divinità, e pagando per questo ma, se da una parte il mito di Prometeo resiste in chiave positiva, in questo aiutato dalla sua collocazione tra i miti e le allegorie classiche, per Lucifero la questione è diversa. Ambedue dettero origine al genere umano, con le sue imperfezioni, paure, dolori. Le religioni monoteistiche si muovono su un dualismo imperfetto, tra la lotta del Bene ed il Male, dove, alternativamente, vince l’uno o l’altro. Diversamente dai greci antichi che assegnavano una divinità ad ogni manifestazione della natura, il monoteismo assegna Dio al Bene e Lucifero (Satana, l’avversario) al Male ma resta che attraverso il mito, ambedue le manifestazioni, Prometeo e Lucifero, hanno pari valenza nei confronti del genere umano. 

Dio è inteso come Bene assoluto, ed illimitata perfezione, le sue vie sono imperscrutabili, come l’immagine ed i disegni che, sebbene possano essere tortuosi ed incomprensibili, portano sempre al bene. Lucifero, invece, rappresenta il libero arbitrio, la disobbedienza ad una via che, per quanto imperscrutabile, è diretta al Bene e che non è concesso a lui conoscere. Ribellandosi a Dio ma, soprattutto, cercando di sostituirsi a lui, commette un’empietà, da qui l’identificazione con il Male assoluto. Differentemente da Prometeo, la figura di Lucifero, è stata assorbita, metabolizzata, dalla filosofia, prima e dalla teologia, poi, giungendo fino a noi come l’immagine negativa per eccellenza. Sicuramente il mito lascia ampi spazi di riflessione, al di fuori d’ogni schema religioso, non ultimi quelli che riconducono ai perché del Male e del Bene. 

Ambedue, Prometeo e Lucifero e secondo il mito, hanno portato l’umanità a riflettere su se stessa, offrendo uno strumento di conoscenza, ed anche la capacità di saper discernere ciò che è Bene da ciò che è Male, ma, per quanto riguarda “l’uso” dell’uno o dell’altro, hanno lasciato quello che è il “libero arbitrio”, o meglio, hanno offerto gli strumenti ma lasciando l’opportunità di scelta. Il modo come l’umanità lo sta facendo non può essere, se si vuol seguire il mito, addossato né all’uno, né all’altro. 

mercoledì 6 febbraio 2013

L'ESTERNO E' INTERNO


“L’esterno è interno” diceva Draco Daatson.
Credere nel contrario è la radice della follia.
“Tu non vieni contenuto dal mondo, sei il contenitore del mondo.” Aggiungeva.
Miliardi di pazzi che credono di essere prodotti del mondo anziché esserne gli artefici!
La convinzione più nociva ai fini della tua liberazione consiste nel continuare a credere nell’esistenza di un mondo esterno a te che ti
circonda in ogni direzione: qualcuno o qualcosa là fuori che può premiarti o punirti, farti ammalare o guarirti, senza che tu lo abbia prima consciamente o inconsciamente permesso.
Sei come Narciso che si specchia nell’acqua. Egli scambia per qualcuno di vivo, di reale, la sua stessa immagine proiettata, se ne invaghisce e vi si perde dentro… annegando.
Ti impartisco un ordine perentorio: non annegare nel mondo come fanno i terrestri. Dovunque soffermi il tuo sguardo scorgi sempre solo le proiezioni del tuo subconscio: in tua madre, in tuo padre, nei tuoi figli, nel tuo partner, nei tuoi colleghi… ci sei sempre solo tu. Quando REALIZZI che il mondo è solo una proiezione ai piedi della quale ti prostri tutti i giorni, allora sei libero da esso. Allora vivi nel mondo ma non appartieni più al mondo.
Le circostanze della vita non sono eventi esterni a te che ti accadono a caso. Le circostanze della vita di un uomo gli rivelano la sua condizione interiore, rendono cosciente ciò che di norma è subconscio. Gli altri ti offrono un servizio di vitale importanza: incarnano le tue ombre. Quando tocchi qualcuno è come se toccassi uno specchio d’acqua, l’immagine che vi è riflessa inizia a tremolare.
Come accade a Narciso, l’illusione che il tuo riflesso sia un essere reale dotato di vita propria, ti conduce ad annegare in esso, ad averne timore, in definitiva… a perderti nelle tue stesse ombre. Il creatore diviene creato, il Re diventa servo, la creatura del dottor Frankenstein – un uomo “meccanico” fatto di pezzi tenuti insieme in maniera fittizia – finirà per rivoltarglisi contro.
Ecco l’unico grande peccato originale: quando credi il mondo più forte di te, quando ti convinci che è il mondo a plasmare te e non viceversa, allora smetti di essere il Re del tuo Paradiso Terrestre… e l’Eden si converte nel tuo Inferno. La tua vita diviene un incubo dal quale ogni giorno speri di svegliarti… mentre fai di tutto per restare addormentato.
Scambiare la causa con l’effetto costituisce il peccato originale… mortale: divieni vulnerabile, cioè soggetto allo temporalità e dunque alla morte. Ogni istante della tua esistenza in cui dimentichi questo, vieni scacciato dal Paradiso Terrestre. È un costante, interminabile venire “cacciato fuori da te stesso”.
Sei un essere immortale che inconsapevolmente si impegna ogni giorno della sua vita per divenire mortale… e ci riesce.
Victoria Ignis quel giorno era inarrestabile, un fiume in piena votato a travolgere senza pietà – ma con un’infinita Compassione – i miei antichi schemi mentali.
In cosa risiede l’inganno più atroce conseguente a questo moderno fraintendimento del significato della vita? Se collochi nel mondo esterno a te l’origine dei tuoi guai e dei tuoi malesseri, il risultato di ciò è che cercherai sempre all’esterno la soluzione di ogni problema o sofferenza. Ma ciò che appartiene al mondo non può salvarti. Il tuo ambiente è l’EFFETTO di ciò che accade nel tuo subconscio, pertanto come può l’effetto modificare la causa?
Speri che la salvezza giunga da persone che soffrono della tua stessa malattia, ma un prigioniero non è in grado di aiutarne un altro.
Mi ci sarebbero voluti anni prima di cominciare a entrare in questa nuova ottica di vita, ma qualcosa dentro di me comprese fin da subito di trovarsi di fronte a una filosofia diversa dalle altre, un insegnamento in anticipo forse di secoli rispetto al naturale corso dell’evoluzione. Era la Chiave Suprema, così radicale da divenire inquietante.
Victoria Ignis mi stava mostrando la nascita di un »uomo nuovo«, l’»uomo verticale« che dominerà un giorno su questo pianeta.
Se non mi sentivo amato e speravo di ottenere dall’esterno quell’amore che non percepivo dentro di me… ero irrimediabilmente condannato alla sofferenza. L’insegnamento di Victoria Ignis mi stava dicendo che la soluzione non poteva risiedere nel cambiamento delle condizioni esterne, perché tali condizioni non facevano altro che obbedire in maniera supina agli ordini che inconsapevolmente, quotidianamente io inviavo nell’ambiente intorno a me.
Il primo passo consisteva quindi nel capire bene quali ordini io inconsciamente irradiavo intorno a me attraverso modi di pensare ormai sclerotizzati e, soprattutto, emozioni abituali a cui ero assuefatto e di cui ero dipendente. Ma come potevo capire cosa il mio subconscio pensava del mondo?
Osservando il mondo intorno a te.
La tua ricchezza economica, il rapporto col tuo partner, il modo in cui interagisci con i tuoi genitori, la casa in cui vivi… dicono tutto riguardo ciò che nel tuo passato hai pensato della vita e di te stesso, sebbene tu non ne fossi consapevole. Il tuo presente è la fedele fotografia del tuo passato, il tuo esterno è la rappresentazione dell’interno. I tuoi stati emotivi e mentali creano le circostanze esterne: dagli incontri d’affari, agli incidenti, agli amori.
Tutto quello che tocchi è unicamente luce solidificata.
Niente esiste là fuori indipendentemente da te.
Abbandona lo strofinio rassicurante della moltitudine disperata che popola la Terra. Apri il tuo Cuore e smettila di sfuggire la tua Responsabilità. Ribalta di 360 gradi la tua vecchia visione del mondo, infrangi il tuo stato d’ipnosi, non farti abbagliare dall’esterno e intraprendi il Cammino che conduce all’interno, segui questa nuova affascinante Via… e se talvolta non la vedi, tracciala!
Il mondo è solo la pelle di cui ti sei rivestito.
Sii il Re del tuo Regno, come un faraone egizio, seduto immobile nella tua Presenza: IMPECCABILE, INCORRUTTIBILE, INTEGRO. Un »uomo verticale« è sempre VIGILE, nulla di quanto accade al suo interno passa inosservato alla sua coscienza: pensieri ed emozioni vengono vagliati dalla sua coscienza sempre presente.
Mi sentivo diverso dai miei genitori o dai miei amici solo perché riempivo in maniera diversa le mie ore. Ma questo non contava nulla. Gli esseri umani si credono differenti gli uni dagli altri solo perché sono differenti i loro interessi, ma capii presto che questa non è una reale differenza. La vera distinzione concerne lo sviluppo dell’essere. Sei realmente diverso quando la tua coscienza si è allargata fino a comprendere una parte sempre più grande del mondo esterno. La Responsabilità per quanto accade nella sua vita rende l’uomo davvero superiore.
L’infelicità è una malattia mentale. Va curata.
Gli elementi della »nuova specie« sono già presenti sul pianeta, ma vanno educati a una visione di Prosperità, Gioia e Ricchezza. La visione miserabile della vita che viene trasmessa nelle scuole, nei telegiornali e nelle famiglie intrappola le giovani menti nella Ristrettezza, nella Scarsità… nella Paura.
Le menti dei giovani vanno curate da queste nevrosi patologiche, ma può farlo solo qualcuno che ha già curato se stesso.
“Io lo sto facendo, ma sembra non succedere nulla!”
Occorrono anni di duro lavoro. Tu fai ancora parte della moltitudine new age: milioni di persone che sperano in un’illuminazione improvvisa che giunge dall’alto per liberarli in un sol colpo da tutti i loro problemi, dal loro “male di vivere”. Qualcuno spera persino che giungano gli alieni a liberarlo. Ma quella è una fuga dalla realtà che non ha nulla da spartire con la via dei monaci-guerrieri.
Sei stato ipnotizzato… nemmeno tu sai ancora fino a che punto ti trovi sotto ipnosi.
Occorrono anni di deprogrammazione.
dal ” Il libro di Draco Daatson