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martedì 29 maggio 2012

IL PECCATO ORIGINALE = LA COSTITUZIONE ITALIANA



Un tempo ero solito affermare di aver letto la costituzione della repubblica italiana solo due volte: la prima per legittima curiosità e la seconda unicamente per convincermi di non aver sognato, leggendo tante sciocchezze...


E' una sofferenza, per ogni persona dotata di sensibilità ed amor proprio, dover rileggere e studiare un testo che ho già giudicato grossolano ed ingiusto, tuttavia penso che sia valsa la pena di questo sforzo, poiché è alla costituzione che si devono i troppi mali che travagliano il nostro paese, ed è dunque essa che va criticata e riscritta per costruire una società giusta e libera.


Il 27 giugno del 1991 stavo spensieratamente recandomi al mare, in sandali e calzoni corti, ed avevo percorso senza problemi 312 dei 313 Km previsti, quando una pattuglia della polizia mi fermò. Nonostante non avessi fatto nulla di male a nessuno, venni multato perché non indossavo la cintura di sicurezza. Alle mie proteste, che tale decisione spettasse soltanto a me e non ad altri, la risposta fu di multare anche il passeggero che mi sedeva accanto. Un altro avrebbe brontolato qualche improperio all'indirizzo del prepotente in divisa ed avrebbe pagato, andandosi poi a godere le vacanze. Io decisi di non pagare né quella multa né le successive (e non l'ho ancora fatto, nonostante i numerosi solleciti e le minacce ricevute, di esproprio e, implicitamente, di violenza), ma di reagire con tutte le mie forze.

Da quel fatto seguì il tentativo di coinvolgere altre persone nella protesta contro tale legge ingiusta. Alcuni avvocati simpatizzarono con la mia critica, ma affermarono che l'unica esile speranza di successo sarebbe stata quella di far giudicare incostituzionale la legge che sancisce l'obbligo di indossare le cinture di sicurezza, sempre (incredibile ad udirsi!) che non ci si imbattesse in un giudice di ideologia poco liberale (la certezza del diritto...).
 Un esame della costituzione, all'art. 32 (<>) si rivelava però insoddisfacente. Ammesso che l'indossare una cintura di sicurezza in auto sia configurabile come un trattamento sanitario, essendo volto a ridurre i rischi di trauma all'automobilista, la costituzione lascia all'arbitrio della legge determinare se questo trattamento debba essere obbligatorio o meno.

 Pertanto la costituzione non difende la libertà di autodeterminazione dell'individuo (cioè la giustizia), e l'unico mezzo di resistenza lasciato ad un uomo libero non è costituito dal ricorso ad un tribunale (poiché è lo stesso tribunale a compiere il crimine e non può che confermare il disposto della legge), ma dal ricorso all'insurrezione armata per rovesciare lo Stato, con il rischio di perdere la propria vita, o almeno la libertà ed i propri averi.

Quindi, da una riflessione sul fatto che una sia pur microscopica ingiustizia fosse causata da un poliziotto ottuso ed arrogante, che utilizzava una legge ingiusta, che traeva il suo permesso di esistere dalla costituzione italiana, è nato il progetto di smascherare i principale crimini che possono essere impunemente permessi o addirittura generati dalla nostra costituzione.

E' forse consigliabile avvertire il lettore che occorre che egli accantoni i preconcetti derivanti dal senso comune. Più e più volte sentirà forse una voce, dentro di sé, gridare che quanto legge qui è totalmente sbagliato e da rigettare. Gli sembrerà che si tratti della voce della sua coscienza, a protestare, ma non è così. Sarà la voce dell'educazione che ha ricevuto, non solo dai genitori, ma dall'intera società, forse persino ereditata tramite i geni degli antenati. Sarà la voce della propaganda che lo ha martellato per anni o quella di chi ripete i pareri altrui senza prima analizzarli.

 Provi invece a criticare quanto trova scritto come se per la prima volta venisse anche solo a conoscenza del problema citato, in modo totalmente nuovo, totalmente autonomo e, forse, si renderà conto della potenza del suo intelletto finalmente libero.

L'eticità dello Stato consiste nel non imporre un'etica ai suoi cittadini. (Marcello Gardani)



E' abbastanza comune udire persone affermare superficialmente che la costituzione della repubblica italiana sia la migliore possibile o la migliore del mondo (ma l'hanno mai letta criticamente, o ne hanno mai letta un'altra?) ed i problemi che colpiscono ora l'Italia siano dovuti alla sua mancata applicazione. Oppure che essa sia stata tradita dalle persone che erano state chiamate a metterla in pratica.

E' una sciocchezza. La stragrande maggioranza dei problemi che affliggono l'Italia deriva dal peccato originale (ma ce ne fosse solo uno!) contenuto nel documento istitutivo della repubblica italiana, appunto la costituzione, in quanto tutte le leggi più idiote o criminali che sono venute ad affliggerci sono basate proprio su quello che essa permetteva. Cioè tutto.

Per quanto riguarda gli uomini politici, inoltre, nessuno si ferma mai a considerare che la struttura dei partiti attuale e le caratteristiche degli uomini di governo sono state selezionate appunto dalla costituzione italiana, che ha privilegiato, tra i tanti candidati possibili, proprio quelli che si avvicinano maggiormente allo stereotipo del politico italiano, falso, incapace, fumoso, servile.

Non è un problema di uomini.
E' principalmente un problema di leggi. Nella fattispecie, della legge fondamentale dello Stato. Cioè la costituzione.


Se non si supera il concetto per cui la legge è rispettabile in quanto legge, cioè qualunque essa sia, per arrivare al principio per cui la legge è rispettabile solo se essa è rispettabile, e cioè che la rispettabilità di una legge è sempre da dimostrare, si dà partita vinta agli scellerati che utilizzano proprio la legge per derubarci e privarci dei nostri diritti naturali.

E guardiamoli, questi campioni del diritto, questi sommi ed esemplari legislatori, questi infallibili semidei che hanno stabilito la costituzione essere sacra e grave reato il vilipenderla.

Sono uomini nati di donna, quasi come noi, sono stati bambini e ragazzi, poi uomini e donne, hanno mangiato ogni giorno, hanno espletato le loro funzioni corporali, hanno amato ed odiato, sono morti, quasi come noi. Eppure hanno creato qualcosa di divino: la costituzione della repubblica italiana, che noi siamo tenuti ad osservare acriticamente e ad adorare come il Libro Sacro. Perché l'hanno creata loro.

La realtà è, e non poteva essere altrimenti, un'altra.

Il fatto che un gruppo di persone (l'assemblea costituente) si riunisca a discutere di un documento e concluda di metterlo per iscritto in pompa magna (spendendo, tra l'altro, denaro estortoci con la violenza) non dà loro alcun diritto di decidere per noi uomini liberi, né, men che meno, il diritto di usare violenza su chi non approvi il distillato del loro mediocre intelletto e decida di comportarsi liberamente.

E' grossolana presunzione, poi, stabilire che tale documento sia talmente al di sopra di quanto altri uomini possano pensare, che debba essere reato penalmente perseguibile con anni di reclusione  chiamarlo idiota e criminale, come io mi onoro di fare per primo  in questo.

Ci si accorgerà ben presto che troppi articoli della costituzione sono formati da due parti: la prima che afferma solennemente alcuni diritti fondamentali della persona, e la seconda che, delegando alla Legge, cioè al Parlamento, cioè al Governo, cioè al Potere il compito di regolamentare (leggi: ridurre) questo diritto, di fatto lascia il povero principio prima affermato alla completa mercé del Legislatore, cioè del Parlamento, cioè del Governo, cioè del Potere.

Di fatto, ciò non fa altro che riaffermare la regola antica per cui il cittadino non ha poteri, di fronte allo Stato, ma ha solo il dovere di obbedire a quanto stabilito dall'imperatore, qualunque sia la sua decisione. Né vale a contraddire, ma solo a mitigare in piccola misura quanto detto, il diritto periodico di inserire la propria scheda nell'urna, secondo il rituale del diritto di voto, perché ciò non garantisce in nessun modo chi si veda calpestato nei suoi diritti proprio dalle leggi dello Stato, che egli concorre a determinare in una frazione minima.

E' per questo che si può chiamare quella italiana una costituzione di tipo imperiale.


Per rendersi conto della verità del principio sopra esposto può essere conveniente il seguente stratagemma logico (<<Stratagemma del Re>>): si sostituisca alla parola <> la parola <> ogniqualvolta essa viene incontrata negli articoli di legge che seguono. Si prenda, ad esempio, l'art. 13:
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa alcuna (...) restrizione della libertà individuale, se non (...) nei soli casi e modi previsti dal Re (dalla Legge).

E' evidente che il Re ha il diritto di fare tutto quel che desidera, ad ogni cittadino, perché è lui che decide la legge.

Storicamente, le costituzioni sono nate e sono state promulgate per salvaguardare i diritti degli individui dallo strapotere del Re (ovvero lo strapotere statale), perché è stato sempre questo il peggior nemico della giustizia: l'arroganza e la violenza esercitata dal potere politico costituito non hanno mai accettato barriere. Il desiderio di porre invece dei limiti adeguati a questa arroganza e violenza è stata una delle molle per la stesura delle prime Costituzioni, a partire dalla primitiva <

La costituzione della repubblica italiana, ipocritamente sostenendo principi spesso condivisibili, ma subito dopo lasciando un potere illimitato al governo dello Stato, anche di cancellarli di fatto e di diritto, si pone sulla strada del regresso e del crimine organizzato contro l'uomo dal potere politico, mentre il suo scopo dovrebbe essere quello di difendere l'uomo dal potere.

 E' invece rilevantissimo il principio per cui lo Stato può imporre, con la legge, qualunque comportamento pubblico o privato ai suoi cittadini (dove <> significa che lo Stato li considera suoi servitori, anziché essere il contrario).

Tutta la critica alla costituzione si basa sui pochi principi che verranno più avanti enunciati

CONTINUA

Testo tratto da l'Anticostituzione di Marcello Gardani

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